Cinquanta anni senza Paolo Tordi: i sogni spezzati alla curva Biondetti 2 - VIDEO

Moto

Il 16 maggio 1976 era una giornata caldissima. Sembrava di essere già in piena estate. Faceva ancora più caldo a mezzogiorno quando al Mugello partì la gara delle 350cc del Gran premio delle Nazioni, valido per il Motomondiale. Nella griglia della prima fila con il numero 49, accanto a piloti del calibro di Giacomo Agostini, Franco Uncini e Walter Villa, c’era anche il cesenate Paolo Tordi in sella alla sua Yamaha. Sarà la sua ultima corsa in una tragica sequenza, di 25 anni in 25 anni, di concittadini morti in pista, come il pioniere del motociclismo cesenate Gennaro Biguzzi (1926) e il campione del mondo Dario Ambrosini (1951).

Il debutto a Imola

Tordi aveva iniziato a correre 5 anni prima sotto le insegne del Moto Club “Alano Montanari” di Cesenatico. Nella categoria Juniores aveva fatto il suo debutto l’11 aprile 1971 a Imola su una Motobi 175 nel campionato italiano velocità. Due anni dopo era salito in categoria Seniores e sempre al Dino Ferrari su Yamaha 250 vinse sotto il diluvio la “Conchiglia d’oro Shell”. Era il 30 settembre 1973. Sarà la sua prima e unica vittoria di una carriera troppo breve, sempre all’inseguimento di una consacrazione come “pilota ufficiale” che non arrivò mai. Il talento non fu supportato dalla disponibilità di moto competitive. Tordi corse sempre come pilota privato, con moto inizialmente acquistate di seconda mano, spesso costretto a utilizzare per gli spostamenti il furgone della ditta di avvolgibili e tapparelle del padre Ernesto, su cui caricava la moto, e a dormire in tenda nei pressi dei circuiti.

Motomondiale

A partire dal 1974 disputò alcuni Gp del campionato del mondo a Imola, Abbazia (Jugoslavia), Le Castellet (Francia), Salisburgo (Austria) e Brno (Cecoslovacchia). Il 1976 doveva essere per Tordi l’anno decisivo per diventare un pilota professionista. Per dedicarsi esclusivamente a questo obiettivo lasciò il lavoro di rappresentante della Croci alla Panighina di Bertinoro e acquistò una nuova Yamaha 350 Cantilever. Passò al Moto Club «Ennio Baglioni» di Città di Castello che gli mise a disposizione una persona, tale Meozzi, per seguirlo durante le corse. Anche il padre Ernesto, che in passato non aveva condiviso la passione per le moto del figlio temendo per la sua incolumità, diventò un suo grande sostenitore e iniziò ad accompagnarlo. Per una messa a punto ottimale della moto si affidò a Peter Durr detto “Il mago”, un tedesco che abitava a Bologna.

Romagna in lutto

Il 16 maggio 1976 l’autodromo di Scarperia ospitava per la prima volta una prova del Motomondiale. Al secondo giro delle 350 Tordi entrò nella curva “Biondetti 1” e fece la prima piega a sinistra, poi nella “Biondetti 2” a destra in uscita, ma cadde sotto il peso della moto. Lo sfondamento della cassa toracica gli causò la morte sul colpo. Non aveva ancora compiuto 28 anni. Nel tragico destino Tordi fu accomunato al forlivese Otello Buscherini, che morì nella gara successiva, quella delle 250, a cui lo stesso collega cesenate avrebbe dovuto partecipare. “La nosta Rumagna l’è propri sgrazieda”, mormorò qualcuno mestamente. Per uno strano gioco del destino 22 anni dopo sulla stessa pista del Mugello il pilota cesenate Marcellino Lucchi, che aveva iniziato a correre proprio con il Moto Club “Paolo Tordi di Cesena”, si aggiudicò, su Aprilia 250 di cui era collaudatore ufficiale, il Gran Premio d’Italia 1998, in quella che è rimasta la sua unica vittoria in una gara del Motomondiale.

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