Una decima di campionato molto negativa sia per il Ravenna che per il Forlì. I fari erano tutti posizionati sul Benelli per il big-match della giornata tra il Ravenna e lo Spezia. I giallorossi avevano l’obbligo di non perdere per non perdere contatto dallo Spezia. Invece lo 0-1 permette ai liguri di issarsi sul +8 con lo scontro diretto a favore. Perché lo Spezia ha vinto? Perché il Ravenna gli ha regalato la partita. Non per questioni tecniche, in quanto il campo ha detto che i giocatori hanno valore simile e le due squadre sono forti entrambe, e neppure per questioni tattiche, perché il Ravenna in fase di non possesso ha messo in mostra tutti i suoi grandi pregi, cioè organizzazione difensiva, compattezza, capacità di rallentare l'azione, di togliere spazio e tempo alle giocate avversarie. Il Ravenna ha regalato la partita per motivi comportamentali. Di atteggiamento. Le partite così importanti si giocano con lucidità e serenità e il Ravenna ha inviato fin dai primi minuti segnali di nervosismo. Si giocano con sacro furore agonistico, che è diverso dalla rabbia messa in campo dal Ravenna: il furore agonistico è grinta, intensità e passione, la rabbia è perdita di controllo, è aggressività non gestita. Il rosso a Da Pozzo, le esagerate proteste della panchina, l’inutile gesto di ira di Falbo: il Ravenna non ha saputo gestire i momenti della gara e nel gestire la pressione dell'evento e lo Spezia ne ha approfittato.
Il Forlì a Guidonia Montecelio ha giocato un primo tempo da retrocessione diretta: senza spirito, senz’anima, senza agonismo. Nella ripresa Gabellini ha suonato la sveglia e il portiere del Guidonia, Drago, ha servito il pareggio con una... doppietta. Mancavano 10 minuti, era fatta. Il Forlì si è fatto di nuovo schienare, meritandosi la sconfitta.