Tour de France, arrivano i marziani: Pogacar e Vingegaard pronti al via in Romagna

All’appello manca solamente la Red Bull e poi il panorama degli iscritti al Tour de France sarà completo.

Ieri mattina tutte le formazioni hanno annunciato gli otto atleti che da sabato prenderanno il via nella corsa più importante del mondo e da una delle città più belle del mondo, Firenze. Manca solamente la Red Bull Bora che verrà svelata oggi in una mega presentazione presso l’aeroporto di Salisburgo. Non si tratta del semplice elenco di chi accompagnerà Primoz Roglic al Tour, ma di un evento che potrebbe segnare la storia del ciclismo con uno degli sponsor più iconici del mondo dello sport che decide di investire pesantemente nel ciclismo. E la culla del Rinascimento, sarà anche la culla del faraonico progetto della Red Bull.

Vingegaard c’è

Il primo grosso interrogativo è stato già risolto: Jonas Vingegaard, vincitore delle ultime due edizioni del Tour, sarà al via da Firenze. Il danese della Visma non corre dalla rovinosa caduta al Giro dei Paesi Baschi del 4 aprile e ovviamente il secondo grande interrogativo è legato alla sua condizione in vista del Tour. Riflettori divisi con il grande favorito Tadej Pogacar (UAE) che proverà a emulare Marco Pantani, cercando di conquistare la doppietta Giro-Tour a 26 anni dal successo del Pirata. Chiuduno il poker dei favoriti lo sloveno Primoz Roglic (Red Bull) e il belga Remco Evenepoel (Soudal).

Solo 8 italiani

Nel Tour de France, che per la prima volta partirà dall’Italia, era lecito aspettarsi una partecipazione azzurra superiore alle ultime edizioni. E invece il trend negativo continua, con solamente 8 atleti che giovedì saliranno sul palco di Piazzale Michelangelo a Firenze per la presentazione ufficiale. Ci sarà il padrone di casa, con il toscano Alberto Bettiol (EF) che sarà alla partenza con la nuova maglia di campione italiano e con ambizioni serie di vincere una tappa. Ambizioni alte anche per l’abruzzese Giulio Ciccone (Lidl Trek) che proverà a fare classifica e a rivivere le emozioni che lo portarono a vestirsi di giallo nel Tour del 2019. Gli altri italiani saranno: Luca Mozzato (Arkea), Davide Formolo (Movistar), Matteo Sobrero (Red Bull), Gianni Moscon (Soudal), Davide Ballerini e Michele Gazzoli (Astana). E pensare che, nel 1996, gli italiani al via del Tour de France erano 62, pari ad un terzo del gruppo e per un lustro furono addirittura superiori ai padroni di casa transalpini. Come è possibile una differenza così sostanziale rispetto al numero così esiguo di questa e delle ultime edizioni? In primo luogo, il ciclismo è nettamente cambiato e si è usciti dal pentapartito Italia-Francia-Spagna-Olanda-Belgio che ha segnato la storia del ciclismo. Il secondo aspetto riguarda le squadre: negli anni ’90 l’Italia vantava le migliori formazioni al mondo come Mapei, Saeco, Mercatone Uno, Team Polti. Le cose sono letteralmente cambiate negli ultimi decenni e attualmente l’Italia è l’unico paese storico a non avere nemmeno un team nel World Tour (l’ultimo fu la Lampre che è diventata emiratina nel 2017). Ci ha provato Davide Cassani qualche anno fa, ma candidamente ammise: «Ho realizzato tanti sogni come diventare professionista, ct della nazionale, portare il mondiale a Imola, il Tour in Romagna. Continuerò a cercare di realizzare un team World Tour italiano, ma credo che sia l’impresa più difficile di tutte». E la mancanza di un team nazionale si fa sentire, specialmente nelle classiche più importanti e al Tour de France. In questo Tour non mancano gli esempi come la scandinava Uno-X che schiera ben 7 norvegesi, la transalpina Total Energies con 7 francesi o la fiamminga Lotto che porta 7 ciclisti dal Belgio. Adesso tutti i professionisti italiani sognano il Tour, ma l’invito alla corsa francese ha quasi il valore del biglietto d’oro per la “Fabbrica di Cioccolato”. E pensare che, dopo la fine dell’epoca delle squadre nazionali (1968), iniziò un lungo periodo lungo quasi 20 anni dove formazioni e ciclisti italiani snobbavano completamente la Grande Boucle. E fu così che Francesco Moser prese il via alla sola edizione del 1975 (fu maglia gialla) e Giuseppe Saronni partecipò solo nel 1987 a fine carriera.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui