Uno era un piemontese schivo, l’altro un toscanaccio verace. Ma la corsa a tappe a ricordo della loro memoria, la “Settimana Internazionale di Coppi e Bartali”, dal 2002 era una corsa essenzialmente romagnola. Tutto iniziò il 26 marzo 2002 con una cronometro a squadra sul lungomare di Rimini al mattino e con l’arrivo in volata a Riccione nel pomeriggio con successo di Alessandro Petacchi. Da allora ogni edizione della “Coppi e Bartali” ha avuto almeno una frazione in Romagna, con alcune edizioni disputate interamente sul nostro territorio e diventando di fatto l’appuntamento ciclistico della primavera romagnola.
La Romagna rimane senza la Coppi e Bartali
2026, si cambia
Sarebbe bastata un’altra edizione per tagliare il traguardo delle 25 edizioni. E invece, a sorpresa, “La Settimana Internazionale di Coppi e Bartali” 2026 non si correrà in Romagna, nemmeno per un metro. Ad annunciarlo è stato il presidente della Lega Ciclismo Roberto Pella che, nel presentare il calendario nazionale 2026, ha precisato che la “Coppi e Bartali” partirà dal Friuli Venezia Giulia, passerà per la Lombardia e si concluderà in Piemonte. Un nuovo format, con le regioni che si alterneranno e con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio enogastronomico italiano.
Una cucina che però è già indigesta, specialmente in Romagna. Roberto Pella, che è anche deputato di Forza Italia, sta rivoluzionando il ciclismo italiano e il calendario professionistico, forte della capacità di attrarre fondi e sponsorizzazioni per l’organizzazione di eventi sportivi. E probabilmente non è bastata la passione degli sponsor, mecenati e comuni romagnoli, che hanno mantenuto la “Coppi e Bartali” in vita per oltre 20 anni, per resistere all’assalto del nord.
Il presente è bello e radioso. Il rischio è che, finito il periodo d’oro promosso dall’entusiasmo del presidente della Lega Ciclismo, non basterà più la passione per far rivivere le gare professionistiche. E, dopo tanto ardore, rimarrà solo la cenere.