Il ritorno dall’aeroporto ha il sapore delle imprese che restano. A Zolder, in Belgio, Matteo Ghirelli ha scritto una delle pagine più importanti del ciclismo romagnolo recente, conquistando il titolo mondiale Juniores nel Chilometro da fermo, accompagnato da due argenti nella Velocità e nel Keirin e dal bronzo nel Team Sprint. Un bottino che lo ha consacrato tra i migliori specialisti della velocità a livello internazionale. Dietro questi risultati ci sono anni di lavoro, allenamenti e crescita tecnica. Un percorso costruito tra il velodromo “Glauco Servadei” di Forlì, i raduni federali di Montichiari e il costante supporto della Sc Forlivese, società guidata dalla presidente Annarosa Tardozzi. Ma dietro alle quattro medaglie mondiali conquistate a Zolder c’è anche un’evoluzione atletica evidente. Lo racconta bene il tecnico della Sc Forlivese, Jean Paul Mengozzi, nell’intervista a fianco.
I numeri aiutano a comprendere il salto di qualità compiuto dal faentino. Nei 200 metri lanciati, la prova utilizzata per stabilire le batterie del torneo della Velocità individuale, Ghirelli è arrivato a percorrere il velodromo “Glauco Servadei” di Forlì in 10”4, sviluppando velocità prossime ai 70 km/h. Prestazioni che migliorano ulteriormente sulla pista in legno di Montichiari, riferimento nazionale della velocità azzurra, dove è riuscito ad abbattere il muro dei dieci secondi fermando il cronometro a 10” netti, con punte vicine ai 72 km/h.
Differenze che possono sembrare minime, ma che nel ciclismo su pista rappresentano un enorme salto di prestazione. Pochi decimi sui 200 metri lanciati separano infatti un buon velocista da un atleta capace di giocarsi medaglie internazionali. Una crescita che negli ultimi mesi ha portato Ghirelli a imporsi prima a livello europeo e poi addirittura mondiale.
Ghirelli, arrivava al Mondiale con ambizioni importanti. In quale gara ha capito che poteva davvero essere tra i protagonisti della manifestazione? «Già dagli allenamenti a Montichiari vedevamo che i numeri erano buoni e che avrei potuto fare bene. Nel Team Sprint, il primo giorno, ci siamo fatti trovare subito pronti. Vedere che il mio giro era stato il più veloce in tutte e tre le prove mi ha dato molta fiducia e mi ha fatto capire che potevo giocarmi le medaglie».
Tra Team Sprint, Chilometro, Velocità e Keirin, qual è la specialità che oggi sente più sua? «Sicuramente il Chilometro, anche perché era la prova sulla quale avevo puntato maggiormente dopo aver perso l’Europeo per appena 51 millesimi. Anche Keirin e Velocità sono discipline nelle quali mi trovo molto bene, mentre il Team Sprint è una gara di squadra dove conta il contributo di tutti».
Agli Europei era già andato forte, ma ai Mondiali ha fatto un ulteriore passo avanti. Cosa è cambiato nel suo approccio? «Agli Europei era la prima volta che mi giocavo medaglie importanti e l’ansia si faceva sentire. Al Mondiale ero più tranquillo e consapevole delle mie possibilità. Mi hanno aiutato molto anche i consigli del commissario tecnico Ivan Quaranta e dei compagni di nazionale più grandi».
Quale esperienza si porta a casa dalla rassegna iridata di Zolder? «È stata una settimana intensa, sia fisicamente che mentalmente. Restare concentrati per tanti giorni non è semplice, ma sono riuscito a gestire bene tutte le situazioni. Tornare a casa con un titolo mondiale, due argenti e un bronzo è qualcosa che faccio ancora fatica a realizzare».