Ciclismo su pista, la Romagna sale sul tetto del mondo con Matteo Ghirelli

Da bronzo mondiale a campione del mondo nel giro di ventiquattro ore. Matteo Ghirelli continua a scrivere pagine indimenticabili del ciclismo romagnolo e italiano conquistando la maglia iridata nel Chilometro da fermo Juniores ai Campionati Mondiali su pista in corso a Zolder, in Belgio.

Dopo il bronzo ottenuto nella Team Sprint nella giornata inaugurale, il portacolori della Forlivese ha compiuto l’impresa nella specialità che negli ultimi mesi lo aveva già visto protagonista a livello europeo e nazionale.

Una vittoria costruita con la determinazione dei grandi campioni e forse ancora più bella perché arrivata quasi a sorpresa. «Incredulità, gioia e orgoglio di me stesso. Tutte allo stesso modo» ha raccontato Ghirelli pochi minuti dopo la conquista della maglia iridata. Parole che spiegano meglio di qualsiasi cronometro cosa significhi diventare campione del mondo a diciotto anni.

Eppure nemmeno lui, dopo la qualificazione, immaginava un epilogo del genere. In pista si sono presentati 36 specialisti provenienti da tutto il mondo. Alla domanda se sentisse di avere nelle gambe una prestazione da primo posto, la risposta è stata sincera e disarmante: «Pensavo di no. È stata una sorpresa anche la finale».

Nella prova che assegnava il titolo mondiale il portacolori della Forlivese ha fermato il cronometro in 1’01”477, conquistando l’oro con un margine minimo ma decisivo sul tedesco Leonidas Rekowski, secondo in 1’01”512. A completare il podio è stato il russo Mikhail Demish, medaglia di bronzo in 1’01”839. Appena 35 millesimi hanno separato Ghirelli dal tedesco, una distanza quasi impercettibile agli occhi del pubblico ma sufficiente per consegnare al giovane romagnolo il titolo di campione del mondo Juniores.

Una sorpresa forse per lui, ma non per chi lo segue quotidianamente. Dietro questo successo c’è un lavoro immenso fatto di allenamenti, trasferte, raduni federali a Montichiari, ore passate a perfezionare ogni dettaglio tecnico in una disciplina dove pochi centesimi possono fare la differenza tra un titolo mondiale e una medaglia. Un percorso che negli ultimi mesi aveva regalato segnali importanti: il bronzo europeo nella Team Sprint, l’argento continentale nel Chilometro, il tricolore della Velocità e il record della pista di Forlì sui 200 metri lanciati.

Al termine della gara la gioia è esplosa anche fuori dalla pista. Ad abbracciare il nuovo campione del mondo c’erano il padre Alberto, visibilmente emozionato, il tecnico Jean Paul Mengozzi e la presidentessa della Forlivese Annarosa Tardozzi, protagonisti di una foto destinata a entrare nell’album dei ricordi più belli della società romagnola.

Per Ghirelli il Mondiale non è ancora finito. Restano infatti da disputare il Keirin (la volata scandita dal derny, la tradizionale bici a motore che lancia gli atleti) e la Velocità individuale, discipline nelle quali ha già dimostrato di poter competere ai massimi livelli internazionali.

Ma c’è una certezza: il ragazzo partito da Faenza è sul tetto del mondo. E quella maglia iridata, conquistata contro i migliori specialisti del pianeta, è il premio più bello per chi ha scelto una strada diversa, fatta di legno, curve sopraelevate e velocità pura.

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