Domani scatterà da Nessebar, in Bulgaria, il Giro d’Italia numero 109 e Manuele Tarozzi è già pronto ad andare in fuga. È un gesto quasi naturale, come bersi un caffè al mattino o allacciarsi il casco prima di un’uscita in bici. Tarozzi è così, incapace di stare in gruppo anche quando la corsa imporrebbe di farlo: istintivo, poco calcolatore ed estremamente romagnolo nel modo di vivere. La gente ha imparato ad amarlo per questo, lo riconosce alla partenza, lo incita sul percorso e si dispiace quando la sua fuga viene riassorbita.
Ciclismo, fuggo dunque sono, Tarozzi all’attacco del Giro: “Ora la gente mi riconosce per strada”
Tarozzi l’incendiario
In un ciclismo sempre più veloce e calcolatore, Tarozzi è l’anello di congiunzione con il ciclismo del passato, è la scintilla che scatena l’incendio ed è per questo uno dei corridori più riconosciuti e riconoscibili di questo Giro d’Italia. Il faentino della Bardiani Csf è alla sua terza partecipazione consecutiva al Giro d’Italia e si presenta ai nastri di partenza con fiducia e con il solito spirito combattivo. «L’anno scorso sono arrivato al Giro d’Italia quando ero già al mio picco di forma. Il risultato è che la mia condizione è calata nel corso delle tre settimane e, specialmente nell’ultima, non avevo più le gambe per essere protagonista in gara. Quest’anno, per via di qualche problematica, non sono mai stato in condizioni eccellenti e credo che la mia crescita stia incominciando proprio adesso. Perciò sono molto soddisfatto di come mi presento al Giro e credo che la gamba migliorerà strada facendo».
Nonostante la condizione non eccellente, il pubblico ha imparato a conoscerlo e ad amarlo per la sua capacità innata di andare in fuga. In più sono anche arrivate le classifiche finali dei chilometri di fuga e del “Km Red Bull”, che gli hanno permesso di salire due volte sul podio finale di Roma.
«Lo scorso Giro è stato comunque molto importante per me e per la squadra. Il pubblico ha imparato a conoscermi e ad apprezzarmi ed è sempre molto bello essere riconosciuti e incitati per strada. Andare in fuga mi è sempre riuscito particolarmente naturale e l’anno scorso ho azzeccato quasi tutti i tentativi andati a buon fine. Peccato, però, non aver mai avuto le forze per essere protagonista nei finali di gara. È un rammarico che quest’anno vorrei riuscire a colmare».
Fuggo dunque sono
Il sogno è quello di vedere una sua fuga arrivare al traguardo. Tarozzi spiega però quali altri obiettivi si sia posto in vista di questa corsa Rosa. «Anche vestire per qualche giorno la maglia blu di leader dei Gran Premi della Montagna potrebbe essere un obiettivo interessante. L’anno scorso ho terminato 4° nella speciale classifica dei Gpm e ammetto che sarebbe bello poter vestire quella maglia. Adesso dobbiamo ancora valutare con la squadra le tappe in Bulgaria, in modo da decidere come affrontare la corsa e quando attaccare».
Due anni fa, Tarozzi era compagno di squadra di Giulio Pellizzari, l’uomo a cui il ciclismo italiano si affida per provare riconquistare una gara a tappe. Tarozzi lo racconta così: «Ho avuto modo di vederlo all’ultima Tirreno Adriatico e posso dire che è cresciuto tantissimo, cosa che sicuramente ha confermato la recente vittoria al Tour of the Alps. Non credo che possa già battere Vingegaard, ma sicuramente penso possa salire sul podio finale di Roma».
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