L’estate del 2024 è lontana meno di due anni, ma sembra quasi un’altra vita. Malucelli prendeva il via da Sofia allo sgangherato Tour of Bulgaria, in una spedizione condita da situazioni comiche in gara e fuori. Eppure, quella trasferta si rivelò trionfale: tre tappe vinte, primo posto nella classifica finale e il successo nella corsa dell’Est che avrebbe lanciato il forlivese verso uno splendido finale di stagione, chiuso con il contratto professionistico con la Xds Astana.
Oggi Malucelli torna in Bulgaria in una veste ben diversa. Non ci sono numeri di maglia attaccati con le spille da balia, piazze vuote con musica folk a palla e presidenti federali che trainano ciclisti locali con la Porsche per vedere di farli vincere. C’è il Giro d’Italia, c’è l’entusiasmo del popolo bulgaro che abbraccia la corsa rosa e soprattutto c’è l’opportunità di misurarsi per la prima volta con una grande corsa a tappe a 32 anni.
Come si sente Malucelli alla vigilia del suo esordio assoluto al Giro?
«Nella mia carriera non ho mai affrontato una corsa a tappe più lunga di 10 giorni. Non posso dire quindi di essere pronto e ammetto di avere qualche timore. Nel corso del ritiro con la squadra, nello scorso dicembre, ho avvertito ottime sensazioni di crescita e mi sono detto che era arrivato il momento di disputare una corsa a tappe. L’ho chiesto direttamente alla squadra e oggi sono qua».
Solitamente buona parte dei velocisti si ritira prima del traguardo finale. Lei ci tiene ad arrivare a Roma?
«Voglio sottolinearlo: il mio obiettivo è finire il Giro d’Italia. Mi sono allenato duramente per riuscirci e farò di tutto per raggiungere questo scopo. Poi è chiaro che una corsa a tappe è lunghissima e ci sono fattori che non posso controllare, ma l’obiettivo è questo. Ecco, se arrivassi a Roma e, nello stesso tempo, fosse arrivato almeno un podio in una tappa, potrei dire di essere contento».
Non dica che in questi mesi non ha mai sognato di poter vincere una tappa, magari quella inaugurale sul traguardo di Burgas.
«Nella testa di un velocista la vittoria c’è sempre. E sono consapevole di avere delle possibilità di successo. Ma il peso delle responsabilità deve essere su altri, perché al via di questo Giro d’Italia ci saranno velocisti per i quali il 2° posto sarà un fallimento, come Jonathan Milan. Io voglio stare tranquillo, godermi le occasioni, consapevole che c’è una squadra che crede nelle mie possibilità e che avrò un apripista di assoluto livello come Davide Ballerini».
La sua storia sembra quasi una favola. Ha rischiato più volte di smettere, ha corso per squadre Continental e domani sarà al via del Giro d’Italia...
«Credo che mi ci vorrà qualche giorno per realizzare dove sono, magari me ne accorgerò poco dopo la partenza quando vedrò scattare Tarozzi (ride, ndr). In un ciclismo in cui i ragazzi di 24 anni che non vincono sono considerati finiti, è bello debuttare al Giro a 32 anni. Sono convinto che, senza quanto accaduto con la Gazprom, sarei potuto arrivare molto prima a questo traguardo. Ma adesso non è tempo per guardarsi indietro. Mi attendono tre settimane molto importanti, che spero possano lasciare un segno nella mia vita».