Filippo Baroncini è tornato in sella, ed è da qui che si riparte. Il campione del mondo Under 23 di Leuven 2021 sta ricostruendo, chilometro dopo chilometro, la propria stagione con la maglia UAE Team Emirates, dopo mesi complicati dalla caduta occorsa al Giro di Polonia, che lo hanno tenuto lontano dalle corse.
La bici è tornata al centro delle sue giornate. Allenamenti su strada, lavoro in palestra, mobilità articolare e un programma calibrato insieme allo staff per ritrovare continuità e brillantezza. Le prime uscite hanno segnato un passaggio fondamentale: tornare a sentire il ritmo del gruppo, le variazioni di intensità, la gestione dello sforzo vero. Determinante anche il periodo di lavoro al caldo negli Emirati, utile per rimettere chilometri nelle gambe e ritrovare fluidità. Ora Baroncini divide le sue sedute tra le strade di casa, tra Massa Lombarda e San Marino, diventata negli anni una seconda base operativa, territorio che comincia a conoscere sempre meglio tra le sue salite preferite, con il colle di San Leo terreno che predilige per i lavori specifici.
Nei giorni scorsi è stato ospite del tradizionale pranzo sociale della Massese-Minipan, la società dove è cresciuto. Un ritorno dal forte valore simbolico: l’ex ragazzo del vivaio, oggi professionista in una delle squadre più importanti al mondo, di nuovo “a casa”. Applausi lunghi, abbracci sinceri e la sensazione che il cammino stia riprendendo slancio proprio dalle sue radici. La ripartenza passa anche da qui: dall’ambiente che lo ha visto muovere i primi passi e che oggi lo osserva tornare in gruppo con rinnovata determinazione. Ma quanto è stato importante sentire la squadra vicina in una fase così delicata? «Tantissimo. Mi hanno supportato tutti: dallo staff tecnico, che mi ha garantito zero pressioni per tornare in bici, ai compagni che mi hanno fatto sentire la loro vicinanza con tanti messaggi. Tra questi anche Tadej (Pogacar ndr). Sentire di non essere lasciato solo fa la differenza».
Il ritorno in sella post-riabilitazione com’è stato? Sui rulli o subito vento in faccia? «Subito vento in faccia, non sono passato dai rulli. In tabella c’è tanto lavoro in palestra e mobilità articolare, ma per il resto bici su strada. È stato importante anche il ritiro al caldo negli Emirati per riprendere continuità».
Ha apportato modifiche alla posizione in sella? «Sì, ho provato a cambiare la pedalata passando a pedivelle più corte, da 170 millimetri. Ultimamente però sono tornato alle 172,5. Stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore».
C’è una corsa che vorrebbe ritrovare quanto prima? «Adesso sono contento di poter rimettere il numero su qualsiasi terreno. L’ambizione però resta quella di tornare a fare il Giro d’Italia o la Vuelta».