Il nuovo Rimini ci sarà, ma bisogna attendere ancora un po’ per capire che volto avrà. Le tempistiche non sono stabilite dal Comune che dovrà decidere a chi assegnare il titolo, e tantomeno dai pretendenti al titolo, ma dalla Federazione. Per “istruire” la pratica che porterà al nuovo Rimini bisogna infatti ottemperare alle disposizioni della Figc, quindi bisognerà attendere la conclusione di tutti i campionati e la conclusione ufficiale della stagione 2025-2006, fissata al 30 giugno. Poi la Road Map prevede che dal primo luglio il Comune possa chiedere alla Figc di poter avere una squadra con il nome della città nella categoria più alta possibile (ora è l’Eccellenza) e per questo istruirà un bando. A quel punto i tempi saranno veloci e stretti, perché entro il mese di luglio ci saranno le manifestazioni di interesse da parte dei concorrenti e l’assegnazione ufficiale del titolo da parte dell’amministrazione comunale. Va detto che nelle ultime settimane a Palazzo Garampi si sono presentate le più disparate cordate, anche a livello geografico, tanto che ad un certo punto sindaco ed assessore hanno chiesto di mandare le proposte via mail certificata. Tutto perché mai come questa volta si intende privilegiare la territorialità, la vicinanza umana e progettuale alla città. Le attuali due forti entità che gravitano attorno al Rimini fanno riferimento una ad un gruppo ormai definito di imprenditori locali, la seconda ai fratelli Carnevali, in attesa di risposta da parte di outsider di caratura, come Giorgio Grassi. Se la situazione fosse cristallizzata ad oggi la scelta sarebbe tra una monarchia, anche se costituzionale, come quella dei fratelli Carnevali, e la Repubblica con un Premier espressa dalla cooperativa degli imprenditori locali. Sarebbero due filosofie gestionali completamente diverse. Da una parte quella dei fratelli Carnevali. Giovanni e Roberto Carnevali sono già impegnati nel mondo del calcio in ruoli di primo piano, il primo come direttore generale dell’Us Sassuolo, di cui ha fatto le fortune, il secondo come patron della Riccione Calcio 1926. Giovanni Carnevali come leader sarebbe una garanzia di qualità e conoscenza della materia, ma è abituato a lavorare e decidere in completa autonomia, è il suo modus operandi da quando è sbarcato a Sassuolo. Dall’altra parte c’è un progetto piuttosto ampio, un gruppo di una ventina di persone, alcune ancora da trovare, che si impegnino in un programma quinquennale con un contributo individuale sui 50.000 euro all’anno.
Tra gli elementi più rappresentativi di questa cooperativa del pallone c’è Orfeo Bianchi, un nome di assoluto rilievo nell’imprenditoria turistica riminese, con un altro imprenditore del calibro di Giuliano Lanzetti, padrone del Bounty e patron di Pienissimo, società leader in Italia nella formazione marketing-business per imprese della ristorazione e del settore alimentare. Con loro dovrebbe esserci anche Paolo Maggioli, attuale presidente della Rinascita Basket Rimini, che potrebbe portare nel calcio almeno parte dell’esperienza maturata nella pallacanestro. Ha già detto che ci sarà, ma come sponsor, Corrado Della Vista, proprietario e gestore di alcuni alberghi a Rimini ed a Riolo, dove l’anno scorso il Rimini ha svolto il ritiro.
Rimane da capire cosa vorrà fare l’ex presidente Giorgio Grassi, attirato dalla possibilità di tornare a fare il calcio che più gli piace, quello dei giovani, ma anche frenato dalle pesanti esperienze del passato. E poi anche lui, come i Carnevali, è abituato a lavorare in autonomia e senza dover rendere conto a un “parlamentino” di soci. Dunque la sfida delle prossime settimane sarà proprio quella di far eventualmente convivere in un’unica società due diversi modi di intendere il ritorno del calcio a Rimini, soprattutto nel modus operandi. Forse per la prima volta nella storia recente del Rimini ci sono tutti personaggi doc.
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