Il futuro del calcio a Rimini: da Bianchi ai fratelli Carnevali, c’è il sì ma solo per aiutare

Rimini Calcio
  • 28 marzo 2026

Subito dopo Pasqua si saprà qualcosa di più sul futuro del Rimini. Non c’è nulla di ufficiale, ma si capisce che almeno il percorso per l’individuazione di quello che sarà l’embrione del nuovo Rimini sta per prendere forma. Finora ci sono stati incontri presso l’amministrazione comunale e tante cene nel circondario, ma ora si incomincia a puntare sul concreto e ragionare sulle manifestazioni di interesse. C’è un nucleo che sta prendendo forma ed uno dei protagonisti di questo gruppo potrebbe essere l’imprenditore Orfeo Bianchi impegnato nel settore alberghiero e ricettivo. Dovrebbe operare in sinergia con altri soci del territorio, dunque non sarà un uomo solo al comando, anche se un leader in questa “cooperativa” ci dovrà essere. Interessati sembrano pure i fratelli Carnevali: Roberto, che è presidente del Riccione 1926, e Giovanni amministratore delegato e direttore generale del Sassuolo, che però sono pronti a dare una mano, come Bianchi, ma non intenzionati a salire in cima alla piramide.

Servono soldi

Il sentimento verso questo particolarissimo momento della storia biancorossa è presto detto: c’è interesse a ricostruire il nuovo Rimini, ma non è che gli imprenditori locali si stiano strappando i capelli nell’attesa. La sensazione è che ci sia molta cautela, perché la situazione geo-politica internazionale, con crisi che possono scoppiare all’improvviso ed aggiungersi alle attuali, suggeriscono prudenza. Gli incontri sembrano che siano serviti a mettere insieme imprenditori, ma c’è paura sul futuro e per iniziare l’avventura serve almeno un milione di euro cash: 250.000 è la quota da versare per ripartire dall’Eccellenza poi bisogna costruire una società dalle fondamenta: chi arriva davanti a se avrà solo le stanzette del Romeo Neri, ma non ci troverà niente dentro. Dovrà comprare tutto, dalla carta igienica al mobilio, dai lettini agli asciugacapelli, dai pulmini ai computer e poi i contratti di lavoro per avere una segreteria, un staff di tecnici e collaboratori, i dirigenti e naturalmente una prima squadra ed un settore giovanile. Queste ripartenze da un lato possono apparire affascinanti, una sorta di palingenesi, ma in realtà sono molto impegnative ed onerose. I gruppi “in nuce” ci sono e anche qui la sensazione è che non si possa prescindere dalle realtà locali.

Safety car federale

Poi una volta scelto il partner dal Comune ci sarà l’imprimatur della Figc. Anche sui meccanismi di concessione del titolo sarebbe opportuna una riflessione: quando in città importanti il calcio deflagra, sarebbe meglio che la Federcalcio stessa mandasse un Commissario per valutare i fatti che hanno portato al fallimento e per coordinare la serietà e la qualità della “ripartenza”. Solo all’esito di questo esame andrebbe concesso un titolo, che potrebbe non essere l’Eccellenza se le garanzie fossero scarse, e non al costo di 250.000 euro, una somma che già mette in difficoltà i “ripartenti”. Una sorta di safety car che la Figc dovrebbe mettere in testa al nuovo progetto sportivo per guidarlo e poi lanciarlo definitivamente, un tutor sportivo in grado di far muovere i primi passi.

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