Rimini e la sua provincia stanno vivendo una fase sportiva straordinaria, non la migliore di sempre, ma una delle migliori. Sembra un’affermazione paradossale e quasi provocatoria per una città che ha subito l’onta, non più tardi di cinque mesi fa, del fallimento della società calcistica di vertice. Ma se allarghiamo lo sguardo e ci spostiamo da una visione calcio-centrica ad una panoramica multi-sportiva ben presto ci accorgiamo della straordinaria vitalità del movimento locale. Per farlo basta aggiungere nel paniere delle valutazioni altre discipline oltre al pallone per capire che l’unico vero malato in città e provincia è il calcio, che forse nel 2026 non è neppure più il primo sport per interesse, fatturato, partecipazione. Sperando naturalmente che il calcio riacquisti quanto prima una dignitosa dimensione, intanto gli altri sport corrono e meritano più di una menzione.
Felice e vincente nello sport: Rimini ha dimostrato che oltre al calcio c’è di più
- 28 marzo 2026
Campioni e squadroni
Nel motociclismo c’è la fantastica cavalcata di Marco Bezzecchi nel Motomondiale, con Enea Bastianini che è molto di più di una semplice comparsa. Dunque MotoGp in pole, ma anche il basket tira forte, perché la Dole sta lottando per la serie A1 da protagonista ed intanto ha già messo in cascina una stupenda Coppa Italia. Il baseball continua a rimanere in serie A grazie ai Falcons che coltivano uno dei migliori vivai italiani. Basket e baseball sono l’eredità storica della Base Nato a Rimini, che ha lasciato in città una passione profonda per queste due discipline oltre che una delle piste più lunghe d’Italia all’aeroporto.
Invece a San Giovanni in Marignano, quindi 22 chilometri da Rimini, c’è una società di volley, la Omag-Mt, che ha conquistato e mantenuto la A1 donne nel campionato più performante del Mondo, perché è quello delle campionesse olimpiche e mondiali.
Fino a pochi mesi fa il Tennis Club Viserba militava in A2 con una squadra di soli ragazzi del vivaio, oltre che organizzare l’Itf femminile da 15.000 dollari. A Villa Verucchio, quindi a 13 chilometri da Rimini c’è una giocatrice come Lucia Bronzetti che per due anni di fila ha vinto con la nazionale italiana il Mondiale a squadre, in Provincia ci sono giocatori del calibro di Alessandro Pecci, Alessandra Mazzola, c’è un’Accademia di livello mondiale al Queen’s Club di Cattolica dove quest’anno esordirà il nuovo Challenger Atp 75. Ma a Rimini e provincia si vede anche la grande ginnastica, con la Ginnastica Riccione nel massimo campionato a squadre femminile, la Polisportiva Celle in A2 e il ginnasta Thomas Grasso ancora in odore di nazionale nel volteggio. e non si è mai sopita del tutto la passione per la boxe importante, quella dei campionissimi. Una rapida carrellata per capire che oltre al calcio c’è tanto altro, se non di più, che scalpita, cresce, primeggia ed infiamma.
Alla ricerca del male oscuro
Ma allora qual è il male oscuro dello sport cittadino. In parte, ma solo in parte, è un problema di impianti, che sono carenti ed insufficienti. Ma se ci fosse un’agenzia di rating a valutare questo capitolo direbbe che la prospettiva è in progresso, quindi consiglierebbe investimenti in proiezione. Perché lo stadio sarà rinnovato, con il piano A o B, contemporaneamente verrà costruita la nuova pista di atletica a Rimini Sud, l’amministrazione comunale terminerà almeno in parte il Centro della Gaiofana, mentre oggi verrà inaugurata la nuova piscina a Viserba. La chicca potrebbe essere il nuovo centro per eventi che sorgerà sotto il “Cupolone”, programmato alla Fiera: quasi 20.000 posti a sedere per grandi appuntamenti, anche sportivi, che lo farebbero diventare il palasport più grande d’Italia. Certamente si può fare di più.
Cosa c’è che non va?
Quindi cos’è che non va veramente? Il fattore umano. Non va che le persone, soprattutto nel settore privato, quelle che possono investire e dare una svolta a questa città nel comparto sportivo preferiscano coltivare il proprio particolare, non va che è ormai seppellita l’idea di restituire qualcosa alla società da parte di chi nella vita è stato bravo, ma anche fortunato. Non va che il concetto di gloria ateniese qui proprio non si fila, i kaloi kai agathoi (ma l’alfabeto è diverso) i “belli e buoni”, l’ideale classico di perfezione umana, l’unione indissolubile tra bellezza fisica (estetica) e valore morale (etica), dove l’eccellenza esteriore riflette la nobiltà d’animo, qui è un concetto quantomeno astruso. Dunque mancano i capitani coraggiosi, mancano i leader carismatici e visionari, quelli che disegnano il futuro da protagonisti del presente. Manca il capitale umano che dia una spinta all’altra parte di umanità, ugualmente meritevole. Quella che fa sport a tutti i livelli.
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