Ci sono uomini che non si limitano ad allenare. Costruiscono mondi, tracciano confini dentro cui crescere e offrono un porto sicuro quando fuori c’è la tempesta. Costantino Lucchi è stato esattamente questo per generazioni e generazioni di ragazzi dell’Ina Casa. “Titti” non è stato solo un tecnico con il fischietto al collo, ma un vero e proprio padre sportivo. Ha insegnato a stoppare un pallone e a rialzarsi dopo ogni caduta, offrendo ascolto, disciplina e una porta sempre aperta a chiunque ne avesse bisogno. Con lui se ne va un pezzo d’anima della Rimini più vera, quella cresciuta a pane, sudore e passione nei quartieri popolari, dove un allenatore può letteralmente cambiare il corso di una vita. Ieri alla notizia della sua scomparsa all’età di 88 anni, sono state tantissime le memorie scolpite sulle bacheche di Facebook.
«I ricordi legati a Titti sono tantissimi – dice con grande emozione Goffredo Marani, uno dei suoi ragazzi – aveva una vecchia Simca gialla e quando andavamo in trasferta caricava 8 o 9 di noi e faceva due giri pur di portarci tutti. Poi ha acquistato un pulmino blu scassato: per tanti di noi è stato come un secondo padre».
Emozionante anche il ricordo di Firmino Pederiva, un altro dei grandi insegnanti di calcio. «Ciao Costantino, provo tanto dispiacere. Il tuo è stato un calcio formativo, fatto di umanità e competenza, che dava al giovane calciatore totale libertà di espressione. I frutti sono conosciuti da tutti, sono testimone della grande stima che godevi anche a Cesena. Sarò tra i tantissimi che non ti dimenticheranno mai».
Tra i calciatori più conosciuti lanciati da Costantino ci sono Giuseppe Angelini e Fabrizio Mastini arrivati in Serie A, ma anche Elio Gambuti che, poi, cammin facendo, è diventato una stella del baseball italiano.