Non chiamatelo calcio e, soprattutto, non chiamatelo sport. Perché quello che è andato in scena sul campo dei River Delfini 2018 durante la sfida U17 con il Pietracuta, vinta da quest’ultimi 4-5, è il funerale dei valori educativi. Quando un campo di pallone si trasforma in un ring di violenza gratuita e intimidazioni, con ragazzi di 17 anni che vedono sventolare squalifiche di due anni e mezzo, significa che il sistema ha fallito miseramente. Non ci sono scuse per una terna arbitrale giovanile (tutta del 2008), ragazzi mandati a fischiare per passione, costretta a subire addirittura minacce di morte e insulti per novanta minuti. È un bollettino di guerra quello presentato ai River Delfini, non un tabellino sportivo: un giocatore squalificato per due anni e mezzo, due per sei giornate, uno per cinque e un altro per quattro. Due dirigenti inibiti per quattro turni, più una multa di 350 euro. Letto il referto, il giudice sportivo del comitato di Rimini, la dottoressa Maria Luisa Trippitelli, ha deciso di usare il pugno duro. Nella motivazione della squalifica fino al 28 ottobre 2028 si legge che «il giocatore espulso per aver partecipato all’accerchiamento minaccioso ai danni del Direttore di gara dopo la convalida di una rete in favore della squadra avversaria, reagiva all’espulsione profferendo pesanti ed inaccettabili espressioni ingiuriose nei confronti del Direttore stesso, e lo aggrediva spintonandolo vigorosamente, facendolo indietreggiare a forza, sino a farlo cadere a terra; nel momento in cui il Direttore di gara si rialzava, il tesserato gli si rivolgeva con espressione di inaudita volgarità ed oscenità, accompagnando le parole con gesti altrettanto e platealmente osceni».
Due giocatori sono stati squalificati per sei gare perché «espulsi, al termine dell’incontro si sono avvicinati frontalmente al Direttore di gara, nei cui confronti profferivano pesanti espressioni ingiuriose accompagnate da minacce di morte». Un altro giocatore è stato fermato per cinque turni perché «espulso per aver pesantemente insultato prima e spintonato poi il primo assistente di linea» Un compagno, invece, è stato fermato per quattro turni perché «espulso per essersi avvicinato minacciosamente al Direttore di gara nei cui confronti profferiva pesanti e reiterate espressioni ingiuriose» Inibiti anche due dirigenti, fermati per quattro gare «espulsi per aver tenuto condotta gravemente irriguardosa nei confronti della terna arbitrale». Senza dimenticare la sanzione (inflitta anche al Pietracuta) «per avere il pubblico sostenitore, sin dai primi minuti di giuoco e per l’intera durata dell’incontro, ininterrottamente e pesantemente insultato, deriso e financo minacciato con gravi e dirette espressioni, la giovane terna arbitrale, anche con ignobili e inaccettabili riferimenti alle famiglie di origine dei componenti la terna, in occasione di ogni e qualsiasi decisione presa a disfavore della squadra sostenuta».
Quello che stupisce è che la società coinvolta in questa vicenda sia quella dei Delfini, da sempre attentissima all’aspetto educativo. «A nome di tutta la società non posso che chiedere scusa per quanto accaduto - sottolinea il presidente Fabio Ceschi -. Chi era presente alla partita mi ha detto che è stato un qualcosa di veramente brutto da vedere e da sentire. Un qualcosa che è lontano anni luce dalla nostra filosofia che si basa su educazione e rispetto. Domani sera (oggi, ndr) abbiamo indetto una riunione con i ragazzi e con i genitori per parlare di quanto accaduto. Dobbiamo capire, però, come poter recuperare questi ragazzi perché l’uomo non è il suo errore».