Ravenna, Solini nel nome di Vittorio Mero: come si fa a non essere romantici nel calcio?

Nel momento topico di ‘Moneyball’, uno dei migliori film americani sul baseball mai realizzati, il general manager degli Oakland Athletics, Billy Beane, riflette così: «Come si fa a non essere romantici con il baseball..?» Sacrosanta verità, che può essere trasferita pari pari allo stadio Benelli, attorno alle 19.30 di sabato scorso. Perché sotto la curva a lui dedicata, ventiquattro anni e un giorno dopo la drammatica scomparsa di Vittorio Mero e come se non bastasse al minuto 101 di una partita interminabile che stava per diventare terribile per l’andamento e per il momento del Ravenna, esattamente lì ha segnato la rete decisiva quanto insperata a quel punto il giocatore che porta il numero 5 sulla maglia giallorossa.

Destino e sviluppi

Mentre l’Arezzo ha vinto ancora di misura mantenendo i sette punti di vantaggio, resta il ricordo a Ravenna di quello che, se non è stato un segno del destino, non è comunque facile accettare altre spiegazioni

Perché è stato proprio Matteo Solini, attuale erede della maglia numero 5 che è stata soprattutto quella di Vittorio Mero, a dare al Ravenna quei tre punti che mancavano dal 7 dicembre e, con questi, una rinnovata tranquillità e fiducia nei propri mezzi che pareva fuggita nelle ultime quattro uscite della squadra di Marchionni. Detto questo, nella settimana che inizierà già oggi alla luce dell’anticipo di venerdì sera a Perugia, il Ravenna lavorerà sicuramente meglio, ma sempre senza dimenticare quello che non è andato sabato contro un Guidonia che probabilmente alla prima pagina del suo libro nero adesso metterà i giallorossi, che dopo averlo battuto nella finale di Coppa Italia di D si sono ripetuti, sempre per 2-1, in questo campionato. Quello che il Ravenna deve ancora ritrovare è la fluidità di manovra, apparsa ancora troppo lenta e poco verticale sabato scorso, ma all’appello mancano anche le reti degli attaccanti, assenza cui la società ha cercato di rimediare alla grande con Italeng (bene nei movimenti, fortunato nel rimpallo che ha propiziato il gol di Tenkorang) e Fischnaller, anche se l’ex Trapani ha giocato lontano dalla porta alla sua prima uscita in giallorosso. Il centrocampo del Ravenna resta monocorde e può cambiare marcia solo quando trova gli affondi degli esterni, con Falbo che si sta sempre rivelando prezioso sotto questo aspetto. Manca certamente un regista e nella rosa il più accreditato a farlo è Nicolas Viola, anche se nelle sue ultime stagioni ha agito da trequartista come contro il Bra. Sabato scorso l’ex Cagliari è stato sacrificato sull’altare del ritorno al consolidato 3-5-2 di Marchionni e probabilmente sarebbe entrato nella ripresa se il risultato fosse stato di 0-0, comunque Viola a dirigere il traffico può rappresentare una soluzione attendibile, pur se la cosa potrebbe generare un passaggio alla difesa a quattro che da anni non si vede a queste latitudini.

Voglia di vincere

Quello che il Ravenna sembra invece aver ritrovato è la voglia di non mollare mai e di cercare sempre la vittoria, aspetto che sembrava davvero impossibile avendo preso il pareggio al minuto novantasei. Eppure è andata proprio così, con il gol del numero 5 (seconda rete a tempo scaduto in sei giorni), sotto la curva Mero. Come si fa a non essere romantici con il calcio?

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