Quello di Andrea Mandorlini è un Ravenna che cambia spesso abito

Nel Ravenna di Andrea Mandorlini si è vista fin qui un’abbondante varietà di sistemi di gioco. In sette partite, sono passate davanti agli occhi cinque disposizioni differenti, considerando solo quelle proposte in partenza. Si è cominciato con il 3-4-1-2 che ha battuto la Juventus Next Gen nel giorno del debutto del nuovo tecnico, con la piccola rivoluzione di Tenkorang trequartista. Lo stesso modulo ha accompagnato anche la vittoria sulla Sambenedettese. Ad Arezzo, contro la prima della classe, è invece apparso il 4-2-3-1, poi diventato 4-3-3 nella gara interna successiva con la Pianese. Dopo due pareggi, il trittico si è chiuso ad Ascoli con un 4-5-1, forse più imposto dalla trama della partita che scelto, in quanto Spini e Fischnaller hanno dovuto chiudere a lungo sulle fasce. A Sassari, contro la Torres, è tornato il 3-4-1-2 e infine sabato contro il Livorno la squadra è stata schierata con il 3-5-2.

Compiti precisi

Questo eclettismo può essere letto in molti modi. Andrea Mandorlini stesso ha spiegato di non dare troppo peso ai numeri dei moduli, quanto alla chiarezza dei compiti in campo. È un concetto semplice, quasi naturale: non conta la forma, conta il senso. E in effetti molte scelte sono nate dalla necessità di opporsi meglio all’avversario in un periodo segnato da assenze pesanti, che hanno anche limitato la possibilità di costruire un’identità più stabile. Ad Arezzo, per esempio, il modulo serviva ad avere una contrapposizione esatta allo schema della capolista.

In teoria era così anche ad Ascoli, ma qui sono entrate in gioco due complicazioni: la terza partita in otto giorni con poche possibilità di avvicendare i giocatori e l’abilità dell’Ascoli nelle rotazioni sul campo. Contro il Livorno c’è stata una scelta attenta su come attaccare: l’atteggiamento dei quinti sulle fasce è stato importante e ha messo in difficoltà la struttura difensiva ospite. Sembra dunque che la preparazione ai play-off stia passando attraverso un’attenzione quasi chirurgica alle singole partite più che alla continuità delle formule tattiche.

È un modo di procedere che può diventare un vantaggio nelle gare secche, dove spesso conta più la lettura del momento che la fedeltà ad un’idea. E anche la capacità dei giocatori di adattarsi ai vari copioni va sottolineata.

Il nuovo Tenkorang

Particolarmente interessante va giudicata l’evoluzione di Joshua Tenkorang. Con Marchionni ha sempre giocato da mezzala destra con naturale inclinazione all’inserimento offensivo senza palla, mentre in queste sette partite con Mandorlini si è alternato tra la posizione di trequartista e di mezzala sinistra. Contro il Livorno ha fatto vedere anche una nuova espressione di gioco con strappi e movimenti per rifinire il gioco lateralmente.

Ora resta da scoprire se, con il ritorno della rosa al completo, Mandorlini sceglierà di fissare un copione più stabile o continuerà con l’approccio one to one alle partite. O magari ci sarà un mix tra le due cose.

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