L’Ascoli ha recuperato al Ravenna quattro punti in appena quattro giorni e lo ha scavalcato al secondo posto. Così il confronto diretto di questa sera, alle 20.30 allo stadio Del Duca, ha cambiato inevitabilmente scenario. Per il Ravenna l’obiettivo diventa non perdere contatto, evitare che il distacco dalla seconda posizione si allarghi.
Andrea Mandorlini, però, prova a tenere la partita dentro i suoi confini tecnici.
«Non è il momento di guardare la classifica. C’è una gara importante da giocare - osserva l’allenatore del Ravenna - e la nostra attenzione deve essere interamente dedicata a questo. Di fronte avremo una squadra che sta facendo molto bene, con un’idea di gioco precisa e certamente caricata dall’aver vinto il derby con la Sambenedettese. Ho giocato ad Ascoli e conosco bene cosa rappresenta quella sfida».
Per Mandorlini Ascoli non è una città qualsiasi. Ci ha vissuto tre anni, dal 1981 al 1984, prima di spiccare il salto verso l’Inter: «Per me è strano trovarmi avversario dell’Ascoli. Nelle Marche ho trascorso anni bellissimi, professionalmente e personalmente. Ho molti amici, lì è nato anche mio figlio Davide. Proprio per questo ci tengo molto a fare bene col Ravenna».
Quella di questa sera è la terza partita in otto giorni. Un ritmo che pesa, soprattutto perché gli infortuni hanno limitato le possibilità di rotazione. «Con la rosa al completo avremmo potuto alternare qualcosa in più. Ma questo gruppo ha comunque le risorse per uscirne bene».
L’Ascoli di Francesco Tomei è probabilmente la squadra che esprime il calcio più brillante del girone. Anche all’andata, al Benelli, lasciò una sensazione molto buona nonostante la sconfitta. Se oggi concede qualcosa all’Arezzo è soprattutto per una minore concretezza sotto rete. In questo senso, per il Ravenna è una buona notizia l’assenza del capocannoniere Simone D’Uffizi, dodici gol e sei assist finora.
Resta da capire quale lettura tattica suggerirà a Mandorlini il solito 4-2-3-1 dell’Ascoli. Se insistere sulla difesa a quattro delle ultime due gare o tornare alla linea a tre vista all’inizio della sua gestione. Replica lapidaria: «Il modulo lascia sempre un po’ il tempo che trova, conta molto di più l’atteggiamento, come si è visto anche ad Arezzo».
Finora la fase difensiva è stata l’aspetto più convincente della nuova gestione: un solo gol subito in quattro partite. «In questi primi impegni abbiamo fatto bene nella fase di non possesso e, diciamolo a bassa voce, sotto questo profilo qualche passo avanti si è visto».
Il Ravenna dovrà però fare a meno dei propri tifosi al seguito. Un’assenza che Mandorlini non nasconde di sentire. «Sicuramente ci toglie qualcosa. Non voglio entrare nelle competenze di altri, ma non mi sembra che questa fosse una partita con particolari rischi. È troppo facile vietare tutto».
La storia, ad Ascoli non sorride molto ai giallorossi: nove sconfitte in tredici partite. L’ultimo precedente, nel 2008, finì addirittura 5-0 per i bianconeri marchigiani. Due soli successi del Ravenna, nel 1968 e nel 1970, entrambi firmati da Francesco Trevisani, attaccante che contro il Picchio trovava motivazioni speciali perché era nato a San Benedetto del Tronto.
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