Il giardino di casa di Matteo Mandorlini: «Io, mio padre allenatore e mio fratello diesse siamo di Ravenna e avvertiamo un senso di responsabilità maggiore»

Ravenna Calcio
  • 12 marzo 2026

Da quando Andrea Mandorlini ha raccolto un sos proveniente dalla società della sua città e si è seduto sulla panchina del Ravenna, in casa giallorossa si è configurata la più classica situazione da “affari di famiglia”. Il tutto per cercare di dare una mano a una squadra che, è bene ricordarlo per i tanti che stanno sbuffando per gli ultimi due mesi di campionato, è una neopromossa e, chiudendo al 3° posto come tutto lascia pensare, rappresenterà per qualsiasi addetto ai lavori la sorpresa del Girone B.

Tutti insieme

Quindi la famiglia Mandorlini per la prima volta in ambito lavorativo è completamente unita e rema nella stessa direzione. Non è lecito ipotizzare soggettivamente che la cosa stia mettendo in difficoltà qualcuno dei tre, la sensazione però è che trattandosi di professionisti tutto proceda senza problemi di sorta. Matteo Mandorlini, ad esempio, sta vestendo panni del tutto insoliti, perché se il suo non è certamente il primo caso di giocatori allenati dal proprio padre, aggiungere anche un fratello dirigente a questo quadro non è esattamente cosa di tutti i giorni: «Effettivamente - dice Matteo - sto vivendo una situazioni abbastanza unica e molto rara quando si pensa che gioco nella squadra della mia città dove adesso c’è mio padre in veste di nuovo allenatore allenatore e mio fratello che è invece il direttore sportivo. La sorte ha fatto sì che si siano incastrati gli eventi in questo modo e di conseguenza che ci trovassimo tutti qua, proprio nella nostra città. La cosa personalmente però non mi crea nessun problema, so chi sono e come sono, non mi ha mai regalato niente nessuno anzi mi sono dovuto sudare come tutti e ho sempre ritenuto il principio fondamentale della mia carriera il perseguire il lavoro e il bene della squadra. E poi, ovviamente nella nostra città c’è un senso di responsabilità maggiore da parte di tutti noi».

Davanti alla difesa

Qualcuno che non conosce bene Andrea Mandorlini potrebbe aver fatto coincidere il cambio di allenatore con le presenze da titolare del figlio Matteo, ma ovviamente non c’entra niente. La realtà è che la lunga assenza di Rossetti e il modulo che prevede due mediani davanti alla difesa ha fatto in modo che Matteo Mandorlini, per esperienza propria ma anche per mancanza di vere alternative di ruolo nella rosa del Ravenna, abbia goduto di recente di un minutaggio superiore a quello passato: «Il Ravenna bene o male ha sempre giocato a due o a tre a centrocampo, io posso interpretare più ruoli e comunque cerco di mettermi sempre a disposizione della squadra. Vorrei giudicare tutto a fine campionato perché è ancora lungo il percorso, adesso servono davvero tutte le energie: di squadra , singoli, città e società».

Energie che bisognerà mostrare senza dubbio sabato a Sassari (partenza in aereo da Bologna domani mattina), perché la Torres è in chiara crescita e necessita di punti in chiave salvezza: «E’ vero che il Ravenna non sta attraversando un momento brillante, ma fa parte di un percorso di crescita che comunque ci vede terzi dopo essercela giocata con squadre che da anni spendono tanto e costruiscono. Noi siamo li e vogliamo arrivare ad essere pronti al meglio per il rush finale, sabato sappiamo sarà una gara tosta ma noi non abbiamo niente da perdere, anzi abbiamo voglia di rivalsa per dimostrare che fa tutto parte del nostro percorso di crescita e che la squadra c’è ed ha con noi una città che deve trascinarci e aiutare, dobbiamo essere uniti per il sogno».

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