Fino a qualche settimana fa i tifosi del Ravenna immaginavano un pomeriggio diverso, uno di quelli che possono decidere la storia di un campionato.
Oggi, alle 17.30, allo stadio “Città di Arezzo”, lo scontro diretto conserva il fascino delle grandi occasioni, ma non più il peso che molti avevano sognato. Sette punti di distacco, con una partita in meno per i toscani, sono un margine che somiglia a una certezza: qualunque cosa accada, l’Arezzo resterà padrone del proprio destino. Eppure cinquecento tifosi giallorossi hanno scelto di esserci, perché certe partite non si guardano da lontano, si vivono come un rito collettivo.
È utile ricordare le premesse. L’Arezzo, quinto un anno fa, era stato costruito per vincere: organico profondo, monte ingaggi quasi doppio rispetto ai romagnoli, ambizioni dichiarate senza giri di parole. Il Ravenna, ripescato dalla D, aveva programmato una stagione da protagonista, ma senza obblighi. Poi il campo ha cambiato le proporzioni, e i giallorossi si sono abituati a respirare l’aria delle prime posizioni, quasi senza accorgersene, fino alla sfida di oggi trasformatasi in un esame di maturità più che in un assalto alla vetta.
Il nuovo tecnico Andrea Mandorlini, arrivato da poco, ha iniziato con due vittorie interne che hanno rimesso in moto entusiasmo e convinzioni. Oggi affronta la prima trasferta e non è un appuntamento qualunque. «L’Arezzo ha un vantaggio importante in classifica - osserva l’allenatore giallorosso - e la partita va letta anche con questo presupposto. Li conosciamo bene, come loro conoscono noi. Sappiamo per esempio che sugli esterni sono molto forti. Abbiamo preparato alcune cose in settimana, poi bisognerà vedere cosa sarà possibile fare una volta in campo. Non so che tipo di gara verrà fuori, ma sarà certamente combattuta». È un modo elegante per dire che certe partite sfuggono alle previsioni e vivono di dettagli.
L’Arezzo del girone di ritorno è una squadra più asciutta, più pratica. Ha subìto un solo gol in otto partite e Giacomo Venturi non incassa reti da 705 minuti. Ma segna meno: quasi 2 gol di media all’andata, 1,37 nel ritorno. È il prezzo della compattezza, della scelta di essere solidi prima che brillanti. Una trasformazione che racconta la consapevolezza di chi sa di essere vicino al traguardo e preferisce non correre rischi inutili.
Il Ravenna, invece, arriva anche con qualche incertezza dell’ultima ora. Matteo Rossetti è in forte dubbio: «Ha avuto problemi in settimana, parte con noi ma lo valuteremo prima della partita».
Mandorlini per questa gara guarda oltre l’immediato: «I risultati sono importanti, e quello di Arezzo ha un valore particolare. Ma voglio anche vedere progressi, perché presto potremmo trovarci a giocare partite da dentro o fuori e anche questa attitudine va assolutamente coltivata». È un pensiero che porta insomma alla prospettiva play-off e all’idea di arrivarci con la psicologia e l’attenzione giuste.
C’è anche un dettaglio personale che riguarda Manuel Fischnaller e appartiene quasi alla scaramanzia: nella sua lunga carriera l’Arezzo è la squadra a cui ha segnato di più (sei gol) e contro cui ha vinto di più (otto successi in dieci confronti). Le coincidenze hanno a volte una loro logica segreta. E il Ravenna ci spera.
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