Non è per niente facile scrivere in ricordo di Oreste Pelliccioni, perché servirebbero due pagine. Il dirigente romagnolo è scomparso giovedì sera a 75 anni e oggi (sabato 17 gennaio) l’ultimo saluto sarà celebrato nel santuario Cuore Immacolato di Maria in Valdragone (Repubblica di San Marino), con partenza alle 10.40 dall’ospedale di San Marino.
Chi ne sta scrivendo ha infatti legato a Pelliccioni le memorie e gli aneddoti più divertenti del terzo millennio del Ravenna. Certamente era un’altra dimensione, quella del 2001, con un Ravenna reduce dall’ennesimo fallimento, questa volta targato Giuseppe Romano, che doveva letteralmente rinascere essendo finito all’asta per poi ripartire dal campionato di Eccellenza, una galassia assolutamente minore rispetto alla serie B frequentata alla fine degli anni Novanta.
Pelliccioni e il gentilissimo Amilcare Gregori, che si commuoveva dopo ogni vittoria e diventò presidente della nuova società, diedero alla città e allo zoccolo duro della tifoseria una nuova dignità e nuove ambizioni, vincendo due campionati consecutivi prima che il Ravenna, neopromosso in C2, venisse ceduto a Luca Ferlaino. Pelliccioni restò nei ranghi ma si allontanò progressivamente fino al ritorno di Italo Castellani, il resto è storia più o meno recente ma a quel punto il dirigente romagnolo aveva già trovato sicuramente posto nell’albo d’oro giallorosso. Sanguigno ma di animo gentile, una persona d’oro per chi ha avuto modo di conoscerlo bene e venne difeso da un probabile “scambio di opinioni” con un acceso tifoso locale nella tribunetta di Misano, Pelliccioni ebbe il merito di stravincere subito nell’anno della rinascita (Zarattoni allenatore) l’Eccellenza e fare il bis nella stagione seguente, azzeccando la scelta di mettere in panchina Massimo Gadda. Di aneddoti è costellato il suo cammino giallorosso, mentre i tifosi della Mero gli avevano dedicato il coro rimasto storico che suonava così sulle note di “La partita di pallone” di Rita Pavone: «Perché, perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita del Ravenna perché, perché, Pelliccioni non ci compri Trezeguet!?!?».
Un aneddoto può bastare, però. In un campionato nel quale il direttore sportivo portò a Ravenna sconosciuti come il “Drago” Ristic, il ministro della difesa Perillo, il bomber Proculo, mentre lo stoico Pregnolato non aveva abbandonato la nave, venne acquistato anche il terzino sinistro Bolzan, pure lui ovviamente inedito. A domanda precisa «Oreste, ma com’è questo Bolzan?», senza aspettare un attimo lui rispose così: «Hai presente Roberto Carlos?».
Ciao Oreste, non potrai essere dimenticato.
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