Esuberante, istrionico e sempre al centro dell’attenzione quando era in compagnia, Paolo Ferrario ha deciso di lasciarci in silenzio, senza far sapere nulla, forse burlandosi di tutti noi e della vita, che aveva sempre vissuto al massimo.
E’ morto martedì 20 gennaio a Cesenatico, dove da qualche tempo aveva scelto di vivere, e della sua scomparsa si è appreso venerdì sera dai manifesti funebri che sono stati appesi in città. “A tumulazione avvenuta - si legge - ne danno il triste annuncio i figli Raffaele, Niki e Renzo, la nuora Greta, unitamente ai parenti tutti. Il caso Paolo riposa nel cimitero di Cesenatico”.
Paolo “Ciapina” Ferrario ci ha lasciati a 82 anni senza farci sapere nulla. L’ex calciatore e allenatore di Milan e Cesena riposa già nel cimitero di Cesenatico
Paolo Ferrario era nato a Milano il 1º marzo 1942. E in gioventù è stato uno dei calciatori più talentuosi mai visti nel panorama calcistico italiano. Per la sua capacità di realizzare gol di rapina, fu soprannominato “Ciapina” (da Ugo Ciappina della “Banda Dovunque”, un gruppo di rapinatori che faceva colpi tra Milano ed Emilia Romagna e poi fuggiva con auto di lusso). Cresciuto nel settore giovanile del Milan, a 17 anni, il 15 novembre 1959, debuttò in Serie A in Padova-Milan 2-0. Nelle tre stagioni successive andò in prestito prima alla Lazio, per due stagioni, e poi al Monza, dove in Serie B segnò 18 gol in 27 partite. Nazionale Under 21 (6 presenze, 6 reti), nel 1963 tornò al Milan, con cui segnò 12 gol in 20 partite in Serie A. Nel 1966-1967 la sua prima esperienza al Cesena con 13 reti in 22 partite, Andò poi a Bologna, Varese e Perugia, per tornare in bianconero nel 1969. A Cesena conobbe l’amore: Carla Manuzzi, secondogenita dell’allora presidente bianconero Dino, da cui nel 1971 ebbe il figlio Raffaele. Lasciò il Cesena nel 1972 e poi chiuse la carriera tra Ternana, Bellaria e Novese.
Rimasto a vivere a Cesena, nel 1976 entrò come tecnico nel settore giovanile bianconero e nella stessa stagione fu promosso in prima squadra insieme a Corsini ma non riuscì a portare il Cavalluccio alla salvezza in Serie A. Tornò poi nel settore giovanile: prima nel Cesena e poi al Milan. Quindi “salì” nel mondo dei grandi: tra le altre squadre allenate, il Ravenna nel 1982-1983, il Rimini nel finale del campionato 1989-1990 e di nuovo il Cesena nel 2000-2001, voluto da Edmeo Lugaresi per cercare di riportare il Cesena in Serie B.
Chiuso con il calcio, era rimasto in Romagna e martedì, in silenzio, ci ha salutati a 82 anni.