Il movimento del calcio romagnolo è in continua crescita. In particolare a livello giovanile. L’amore per il calcio dei più piccoli, la volontà di fare rete delle città romagnole e la capacità di ospitare tante persone hanno permesso di ottenere le finali scudetto dei campionati nazionali, che avranno come centro di gravità lo stadio Toddoli di Cervia. Un momento propizio per il movimento come spiega il Coordinatore regionale della Figc, Massimiliano Rizzello. «Il settore giovanile e scolastico in Emilia-Romagna gode di buona salute - dice - il trend è in costante crescita: in regione, l’80 per cento dei quasi 90mila tesserati ha dai 5 ai 17 anni. Anche le scuole calcio crescono in maniera costante: in regione sono 109, mentre 30 sono quelle romagnole, tra Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. La nostra missione non è solo quella di valorizzare l’attività giovanile a livello tecnico o sportivo ma anche, e soprattutto, dal punto di vista educativo e sociale. L’integrazione, il saper stare insieme agli altri, le regole... ecco questi sono valori fondamentali. Il mio più grande ringraziamento va ai dirigenti, agli istruttori e agli allenatori che ogni giorno, dopo la campanella, contribuiscono all’educazione dei ragazzi insieme alla scuola e ai genitori. L’obiettivo fondamentale è questo: far allenare i giovani in un luogo sicuro, rispettoso delle regole, allegro e stimolante».
«Il calcio giovanile in Romagna continua a godere di buona salute»
Quanto sta incidendo il lavoro sul territorio nella crescita dei giovani calciatori romagnoli?
«A Gatteo Mare c’è un centro federale all’avanguardia in cui i ragazzi del territorio possono andare a sviluppare settimanalmente le loro conoscenze tecniche con uno staff estremamente competente, capitanato dal riminese Stefano Diana. Tenendo sempre presente che per i vari club, i settori giovanili non rappresentano un costo ma un investimento».
A proposito di investimento... in Romagna ci sono tante realtà giovanili anche piccole: quanto è importante questa rete di società per il movimento?
«Il calcio in Romagna è in grande salute. Ci sono tante realtà calcistiche virtuose che contribuiscono alla crescita e alla formazione di giovani, diffondendo la cultura e i valori dello sport. A Forlì-Cesena sono 11 i club di terzo livello (Cesena, Forlì Union, Bakia, Forlimpopoli, Edelweiss Jolly, Fcr Forlì, Meldola, Pianta, Savignanese, Torresavio, Vecchiazzano, ndr) e 5 di secondo livello (Accademia Calcio Cesena, Fratta Terme, Rumagna, Sammaurese e Sammartinese, ndr). In provincia di Rimini sono 9 quelli di terzo livello (Accademia Rimini, Asar Riccione, Bellaria Igea Marina 1956, Femminile Riccione, Misano, Promosport, River Delfini 2018, Tropical Coriano e Verucchio, ndr) e uno di secondo (Corpolò-Riccione 1926). Nella provincia di Ravenna sono 10 le squadre di terzo livello (Ravenna, Cotignola, Classe, Junior Cervia, Lugo 1982, Mezzano, Russi, San Pietro in Vincoli, Sanpaimola, Virtus Faenza) e 3 quelle di secondo (Low Street Ponte Nuovo, Santagata e Vis Faventia). Tra i club professionistici il Cesena vanta una grande tradizione e anche quest’anno, grazie a professionisti come Massimo Agostini, Davide Succi e Fabrizio Faro sta facendo benissimo. Sulla stessa linea d’onda anche il Ravenna, un ambiente meraviglioso e promettente, specie dopo l’arrivo del nuovo responsabile giovanile Massimiliano De Gregorio. Dispiace per il Rimini: sono convinto che presto la città tornerà nel panorama calcistico che conta. Infine, il Forlì è un altro club virtuoso e siamo molto contenti della promozione in Serie C. La Romagna, come da tradizione, risponde sempre bene sia a livello tecnico che dal punto di vista formativo».
Cosa raccontano i numeri e i risultati di questa stagione per quanto riguarda il calcio femminile?
«Quest’anno abbiamo più di 2.500 tesserate con un incremento dell’80 per cento. Un aumento costante, anche in questo caso a livello giovanile, in particolare in Under 15 e Under 17. Un traguardo meraviglioso che va a certificare i risultati ottenuti: come la vittoria della selezione dell’Emilia-Romagna Under 15 nel torneo nazionale per “Selezioni Territoriali” a Tirrenia (finale vinta ai rigori contro “Le Serenissime” del Veneto, ndr)».
Su quali progetti la Federazione sta puntando di più per sostenere società, tecnici e famiglie?
«Un progetto fondamentale è quello denominato “Evolution Programme”: l’obiettivo è quello di comporre staff tecnici, con la collaborazione dell’area psicologica regionale, che possano supportare i club giovanili sul territorio. Si va quindi a condividere la metodologia di allenamento, la formazione tecnica ma anche quella educativa di atleti, tecnici, dirigenti e genitori. La Figc, poi, ha una tutela massima per quanto riguarda i minori. Proprio per questo, già nelle scorse stagioni è stata sviluppata un’apposita policy oltre a una piattaforma strutturata di “safeguarding”. L’obiettivo è quello di formare dirigenti, allenatori, istruttori e delegati alla tutela di minori. Non può mancare, ovviamente, la collaborazione con le scuole del territorio dove promuoviamo l’attività calcistica, sensibilizzando i ragazzi su temi come bullismo e cyberbullismo. Lo scorso anno abbiamo coinvolto oltre 117 scuole e più di mille studenti».
Per quanto riguarda i progetti di inclusione sociale?
«In questo ambito, possiamo parlare di “Social football”. Il responsabile regionale del calcio integrato, Gianluca Buvardia (di Cesena, ndr) coordina diversi progetti per il sociale. Ad esempio il “Refugee Teams”: un’iniziativa rivolta ai ragazzi accolti nei progetti Sai (Sistema accoglienza e integrazione, ndr), nelle strutture di accoglienza, nelle comunità di alloggio e nelle case famiglia per promuovere i processi di inclusione sociale e interculturale attraverso il calcio. In Romagna molti ragazzi partecipano creando una grande sinergia: abbiamo coinvolto diverse province e 15 comunità. Per quanto riguarda, infine, il calcio integrato: numerose società hanno aderito ai nostri progetti. Parole chiave? Divertimento ed integrazione. Coinvolgere ragazzi diversamente abili nel mondo dello sport, favorendo l’interazione, l’accettazione e la valorizzazione delle differenze attraverso il gioco».
Il futuro del movimento romagnolo?
«Ci sono tanti margini di crescita del movimento romagnolo che ha tanta voglia di mettersi in gioco. Guardo soprattutto alla costanza del Cesena, alla crescita del Ravenna e alla voglia di riscatto del Rimini, che dovrà ripartire e ripartirà dai giovani. La Romagna saprà dare tante altre soddisfazioni da ogni punto di vista».