Se in trasferta si perde e in casa non si vince, si fa poca strada, anzi, si retrocede. Il 2-0 subito a Campobasso ha confermato, purtroppo, il trend preoccupante imboccato dal Forlì negli ultimi cinque turni, col terzo ko di fila lontano dal Morgagni e i pareggi interni contro Livorno (1-1) e Pianese (0-0).
Se non si può parlare apertamente di crisi è unicamente perché i Galletti mantengono ancora due punti di vantaggio sulla zona play-out. Per il resto, gli ingredienti ci sarebbero tutti: per la seconda volta di fila, la squadra di Campedelli non ha segnato e non ha nemmeno costruito occasioni per farlo, tolta quella fallita all’86’ da Attasi davanti alla porta, mentre dietro, dopo il primo clean sheet con i toscani, è tornata subito a prendere gol. Ancora una volta, sono risultati fatali gli errori dei singoli: il rinvio svirgolato da Petrelli a servire Bifulco, l’autorete di Palomba sul cross di quest’ultimo, lo stop sbagliato da Macrì che propizia la prodezza balistica di Maisto.
L’impianto non convince
Quando, però, le colpe individuali vengono firmate nel tempo da giocatori diversi, il problema diventa collettivo. Ciò che sta mancando al Forlì, poi, sono gli uomini che in teoria dovrebbero fare la differenza. Palomba, complici i problemi fisici, dopo l’ottimo campionato della passata stagione, non si è ancora visto su quei livelli, Macrì da diverse partite è l’ombra di stesso, Petrelli ha pochi lampi di classe e molte, troppe, pause, Scaccabarozzi, sia che parta titolare sia che entri, non lascia il segno e pure da Rosetti, giovane sì ma con esperienza in categoria, ci si aspetta di più. In generale, in mezzo al campo, si sente la mancanza di un costruttore di gioco, utile specie quando gli avversari si chiudono e non consentono di attaccare la profondità, come accaduto domenica a Campobasso.
I numeri non portano punti
Malgrado le statistiche finali mostrino un Forlì superiore agli avversari per xG (1.23 contro 0.56), tocchi in area avversaria (22 contro appena 13) e tiri totali (13 contro 10), di palle-gol i biancorossi non ne hanno avute, se non nel finale di gara con Attasi, quando il Campobasso pensava solo a conservare il doppio vantaggio e aveva “imitato” il blocco basso che il Forlì aveva presentato fin dall’inizio. Lo specchio della porta, in ogni caso, i biancorossi lo hanno centrato appena due volte, contro le 5 della squadra di Mangia. I molisani, d’altra parte, prese le misure ai biancorossi, protagonisti di un buon quarto d’ora iniziale, hanno massimizzato le poche occasioni create, limitandosi, nella ripresa, a contenere un Forlì che non è riuscito a tradurre il maggior possesso palla in pericoli per Spurio.
Ballando con i moduli
Inutile anche il passaggio dal 3-5-2 al 4-3-1-2, giusto l’ingresso di Coveri e poi di Attasi ha dato un po’ di brio là davanti. Proprio Coveri, in questo momento, appare imprescindibile e si spera, quindi, torni al cento per cento per la fondamentale sfida salvezza di sabato al Morgagni col Gubbio, mentre il pieno recupero di Attasi, che domenica ha avuto un buon impatto, potrebbe consentire di far rifiatare un Macrì in deficit di fiato e di idee.
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