Antonio Raimondo, classe 2004 da Ravenna. Molti lo conoscono così, altri lo chiamano “il Pistolero” perché dopo ogni gol, con il dito mima il gesto della pistola e ultimamente non riesce a smettere di sparare. Nessuno come lui in serie A: 7 partite e 7 reti. Due doppiette: una alla Fiorentina, l’altra al Venezia. Mentre, nell’ultima gara con il Sassuolo (4-2) è stato il primo giocatore del Frosinone a realizzare una tripletta in Serie A. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Ma è doveroso riavvolgere il nastro perché la sua storia non parte da qui.
Dalla Romagna al trono d’Italia: ora il re del gol è Antonio Raimondo
Dall’Azzurra al Cesena
Le storie più belle sono quelle fatte di colpi di scena che mozzano il fiato, fili che si rincorrono per poi intrecciarsi nella buona e nella cattiva sorte. Quella di Raimondo comincia nel 2013. Antonio gioca nell’Azzurra e ha 9 anni. Il Cesena lo vede e lo prende. L’attaccante veste la maglia bianconera segnando un buon numero di gol (che fino all’Under 13 di fatto non contano). Cinque campionati con il Cavalluccio trascorrono in fretta, la voglia di segnare, ecco quella non passa mai. In squadra con lui ci sono Berti, Francesconi e Pieraccini, che anni più tardi diventeranno colonne del Cesena in C. I tre resteranno in bianconero dopo il fallimento del 2018, Raimondo accetta la proposta del Bologna. Sinisa Mihajlovic si innamora (lo guarderà con affetto da lassù) e nel 2021, a 17 anni, lo fa debuttare in A (un minuto con il Verona). Prima di Frosinone, altri tre prestiti: la retrocessione in C con la Ternana (40 partite e 9 gol), una seconda parentesi in A con il Venezia (10 partite) e la sfortunata esperienza a Salerno in B (14 partite e un gol).
Sbocciata a Frosinone
La carriera di Raimondo decolla in una piacevole serata di fine estate, che sa di autunno. Il 30 settembre 2025 il Frosinone liquida 3-1 proprio il Cesena. A infiammare la partita è l’attaccante romagnolo, quella sera incontenibile. Prima il gol dell’1-0 (tap-in) poi anche il raddoppio (colpo di testa su corner di Calò).
Quel ritorno sfumato
In quella calda estate bianconera del 2025, il primo nome sul taccuino del direttore sportivo Filippo Fusco era uno solo: Antonio Raimondo. Fusco chiede al Bologna se sia in uscita in prestito. Risposta sì. Ottenuto il via libera per poter trattare, Fusco chiama procuratore, incontra Antonio e il padre Pietro. Tutto ok. C’è solo da firmare. Invece l’affare salta. Il Bologna dice che per avere Raimondo, il Cesena deve prendere anche il difensore centrale uruguaiano Joaquín Sosa che Fusco non vuole. Si inserisce il Frosinone che accetta di prendersi un altro giocatore in prestito insieme a Raimondo (che ha un contratto con i rossoblù fino al 2028) e la scelta cade sul centrocampista islandese Baldursson, che però rifiuta il Frosinone e va in Turchia al Kasimpasa. A Frosinone va solo Raimondo e il finale lo conosciamo tutti: diventa re di Ciociaria e corona il sogno serie A (11 gol e un assist) e ora è capocannoniere. Con la Juve e il Ct azzurro Mancini a strizzargli l’occhio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA