Dopo una lunga luna di miele durata 4 anni e mezzo, tra Cesena e la proprietà americana spuntano le prime crepe. Che, se non curate in fretta, rischiano di provocare rotture poi difficili da ristrutturare. Quello di sostituire Mignani dopo la migliore partita giocata dal Cesena nel ritorno (il 2-2 contro il Frosinone, squadra che ha perso meno partite di tutti in B e che quel giorno fu salvata dal portiere Palmisani) è stato un azzardo che il mercato del calcio ha fatto pagare fino in fondo e in modo salato a chi l’idea l’aveva avuta, Mike Melby, e a chi l’aveva messa in campo in tutta fretta, l’impaziente John Aiello.
Tra Cesena e la proprietà sono spuntate le prime crepe
Facciamoci del male
Detto che con Mignani fino al termine della stagione il Cesena non avrebbe fallito i play-off, l’aver deciso di affidare la panchina ad un ex calciatore senza una sola partita da allenatore nel suo curriculum, sentenziando al tempo stesso l’allontanamento del direttore sportivo senza neppure sostituirlo e creando uno staff tecnico impresentabile perché privo di un solo elemento con esperienza in Serie B, è stato un autentico suicidio. Ashley Cole in 8 giornate ha portato a casa appena 6 punti, perdendone addirittura 7 nel confronto con l’Avellino di Ballardini, che alla 30a giornata aveva 36 punti (4 in meno) e ha chiuso a 49 (3 in più).
Ma ciò che è grave è il fatto che Cole sia riuscito nella difficilissima impresa di togliere (tanto) invece di dare (nulla). Ha tolto certezze (il cambio di modulo immediato), ha tolto equilibrio (che a questa squadra era dato dal centrocampo a tre, soprattutto da Castagnetti davanti alla difesa), ha tolto pericolosità (facendo giocare fuori ruolo i giocatori che si è trovato ad allenare), ha tolto fiducia (già in difficoltà, la difesa è stata privata della protezione centrale), ha tolto serenità (dicendo apertamente che l’anno prossimo avrebbe voluto 15/16 giocatori nuovi), ha tolto il futuro (facendo sparire dalle rotazioni Francesconi, tra l’altro il giocatore che aveva più mercato, non dando fiducia a nessuno dei Primavera con un po’ di prospettiva), ha tolto valore (perché ha peggiorato tutti i giocatori), ha tolto alla gente di Cesena i play-off.
Ma l’ultima colpa va divisa con chi lo ha scelto, con chi lo ha imposto, con chi lo “gestisce” a Cesena e per questo lo difende e addirittura lo esalta. Essere nel calcio da due giorni non significa capire di calcio. Per farsi intendere da chi sta oltre oceano, è come se un italiano, dopo due giorni, andasse alla Princeton University a dare lezioni su come si gioca a lacrosse... Suvvia.
Custodi e scelte
Adesso, più che negli anni passati, è il momento di ponderare bene le scelte: con l’assunzione di Cole, la proprietà ha perso quella fiducia incondizionata che aveva costruito nel tempo; ora la conferma del tecnico inglese sarebbe vista come un atto di sfida nei confronti della città. Andrebbe ad incrinare il rapporto tra chi custodisce le chiavi del club e chi crede e vive nel nome del Cesena. Non solo, una conferma potrebbe diventare per la proprietà un bagno di sangue dal punto di vista economico in quanto Cole ha già chiesto che la rosa venga stravolta: ma chi ha i soldi per acquistare 15 o 16 giocatori nuovi soprattutto ora che quelli che ci sono hanno visto crollare, nelle 8 partite di Cole, il loro fixing?
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