Sparwasser 50 anni dopo il Magdeburgo e la Uefa: “Il Cesena? Ci dissero che il sindaco era un compagno comunista”

In tutto il mondo Jürgen Sparwasser è conosciuto come l’autore del gol con cui la Germania Est sconfisse i cugini dell’Ovest ai Mondiali del 1974. In tutto il mondo tranne a Cesena, dove invece è quello del gol che eliminò i bianconeri dalla Coppa Uefa nel 1976. Dopo 50 anni è tornato in Romagna, ospite del Museo BN Cesena “D.Veglia”, per presentare il suo libro biografico “Sparwasser. L’eroe che tradì” scritto da Giovanni Tosco (Edizioni Minerva). Il fisico ancora possente, capigliatura folta e bianca, Sparwasser è accompagnato dall’inseparabile moglie Christa, con cui nel 1988 fuggì in occidente dall’allora Ddr. Ricorda bene “Sezena”, come lo pronuncia in tedesco.

Guten Morgen Herr Sparwasser, che tipo di attaccante era?

«Avevo il fiuto del gol e l’istinto di capire in anticipo dove sarebbe andata la palla. E poi una grande prestanza fisica e atletica».

Quando dal sorteggio uscì Magdeburgo-Cesena qui tutti furono scontenti. Voi invece cosa pensaste?

«Posso capire che in Italia non eravate felici, perché due anni prima avevamo battuto il Milan in finale di Coppa delle Coppe. La nostra forza era quella di un gruppo di ragazzi nati e cresciuti insieme nel raggio di 50 chilometri attorno a Magdeburgo. Noi non sapevamo niente del Cesena. Ci avevano solo detto che il sindaco (Leopoldo Lucchi, ndr) era un compagno comunista e quindi dovevamo avere il massimo rispetto dei nostri avversari».

Nella gara di andata in Germania Est, vinceste nettamente, ma fu una battaglia con pugni e espulsioni.

«Noi fummo bravi a non sottovalutare il Cesena e schierammo la formazione migliore. Seppi poi che a darmi il pugno non era stato Oddi, che fu espulso, ma Boranga. Oggi (ieri, ndr) l’ho rivisto a Cesena e gli ho detto scherzando che gli manderò la fattura per i quattro denti d’oro che mi fece saltare...».

Che città era Magdeburgo che ospitò il Cesena?

«Una città che era stata rasa al suolo dai bombardamenti. Una città grigia, senza vita culturale ma solo casa e lavoro in fabbrica. Oggi invece è completamente diversa».

Al ritorno a Cesena, è vero che dopo la sua rete decisiva esultò in modo provocatorio verso la curva dei tifosi di casa?

«Esultai a braccia alzate, ma non volevo offendere nessuno, ero solo contento per il mio gol».

A fine partita però i tifosi cesenati vi presero a sassate.

«Anche in campo, da parte loro, c’era tanta frustrazione per essere stati eliminati. Non ce l’aspettavamo però fuori. Lanciarono sassi contro il nostro pullman, ruppero i vetri, alcuni miei compagni rimasero feriti. Ci buttammo tutti a terra per ripararci. Fu una cosa inaudita, che non avevo mai visto nella mia carriera».

Dopo mezzo secolo cosa le è rimasto di quella sfida con il Cesena?

«Mia moglie Christa raccoglie da sempre in un album foto e articoli di giornale delle mie partite più importanti. Tra queste anche quella con il Cesena, compresa la cartolina dell’Hotel Pino a Cesenatico dove eravamo alloggiati, a ricordo della bellezza di quel soggiorno in Italia».

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