Nel fine settimana in cui torna sulla vetta del campionato Primavera in stereofonia con il Parma, che è però primo in virtù dello scontro diretto, viene da chiedersi se il Cesena stia davvero facendo il bene dei propri giovani. Di quelli già sbocciati e in pianta stabile in prima squadra e di quelli ancora presenti nel settore giovanile.
Partendo dalla prima squadra, Cole ha stravolto il Cavalluccio, cambiando sistema di gioco e filosofia. Nel 4-2-3-1 un ruolo centrale se l’è preso Berti, trequartista libero di creare in fase di possesso e chiamato a fare la mezzala quando la palla l’hanno gli altri. E’ stato invece confinato sull’esterno Shpendi, che già era in crisi emotiva (troppo frenetico e troppo poco lucido da 15 mesi a questa parte), che già non convinceva dal punto di vista fisico-organico (l’impressione è che non corra forte come un anno e mezzo fa) e che ora appare anche in conclamata involuzione tecnica. E’ infine sparito Francesconi, che forse non sarà mai un “consolidatore” del possesso e un gestore dei ritmi, ma ha più energia, più forza, più impatto fisico e più recupero palla di tutti gli altri centrocampisti in rosa. Se l’obiettivo della proprietà, al momento del cambio di allenatore, era quello di puntare sulla valorizzazione dei propri giovani per metterli in vetrina, beh, le cose non stanno affatto andando nella direzione prospettata.
E che non ci si aggrappi a Papa Wade, entrato nelle ultime due gare. Ha forza, fisicità e velocità, certo, ma non ha qualità tecnica, né dribbling. Viene quindi da chiedersi perché in prima squadra ci sia lui ma soprattutto chi sia a consigliare Cole, ora che non c’è un direttore sportivo. Perché il concetto che il Cesena non può far passare è quello che le esigenze tattiche dell’allenatore vengano prima del valore tecnico del ragazzo. Altrimenti si rischia di perdere chi ha più prospettiva. Se uno guarda la Primavera (Fusco era presente anche sabato...), sa che ci sono 9 giocatori più futuribili di Wade, anche se qualcuno di questi non è ancora maturo dal punto di vista fisico. I nove sono il portiere Fontana, i difensori centrali Tommaso Casadei e Ridolfi, il terzino sinistro Marini, i centrocampisti Zamagni e Poletti, gli attaccanti Galvagno e Rossetti oltre a Tosku, che in un 4-2-3-1 può agire anche come esterno, non solo come trequartista. Escludendo, per ora, Bertaccini, che per fortuna sta sempre meglio dopo l’intervento chirurgico al cervello e che a luglio dovrebbe riprendere a correre.
Altro aspetto fondamentale: bisognerebbe che in Primavera si tornasse a lavorare in modo intenso sulla tecnica. Se si punta sulla tattica collettiva è ovvio che i risultati di squadra arriveranno, ma così non si farà il bene dei singoli calciatori che, una volta “smontati” dall’undici e messi singolarmente nel mondo dei grandi, finiranno inevitabilmente per perdersi come successo ai 2005 del Cesena saliti quest’anno in Serie C. La grandezza di un vivaio, spiegava Otello Catania, il miglior responsabile del settore giovanile avuto dal Cesena, non la fanno i risultati ma il numero di ragazzi che arrivano a giocare titolari in prima squadra, perché l’obiettivo principale dei tecnici del vivaio deve essere quello di formare il giocatore, non di vincere la partita.