Pierpaolo Bisoli: “Cesena, Diamanti è il mio terzo figlio e dovrà diventare romagnolo”

«Chiamatemi quando sarà ufficiale, così vi dico tutto». Detto, fatto. Anche Pierpaolo Bisoli aspettava con ansia l’annuncio di Alessandro Diamanti, che dalla prossima stagione occuperà quella panchina sulla quale l’uomo di Porretta è diventato l’allenatore più vincente della storia del Cesena. Prima di arrivare in Romagna e di lanciare gente del calibro di Emanuele Giaccherini e Marco Parolo, il nuovo allenatore della Pistoiese aveva plasmato un giovanissimo Diamanti a Prato: «Dopo Dimitri e Davide, lo considero il mio terzo figlio. Ad Alino sono molto affezionato e gli voglio un gran bene».

Bisoli, come è stato l’approccio con il Diamanti calciatore?

«Quando il presidente Toccafondi me lo portò a Prato, con Alino fui molto chiaro. Gli dissi: “Se mi ascolti, vedrai che arrivi in Serie A”. Ci ha messo poco più di un anno e infatti me lo sono ritrovato a Bologna nel 2011, solo che in Emilia me lo sono goduto poco e questo è stato il mio più grande rimpianto».

E’ vero che il vostro rapporto a Prato è stato decisamente burrascoso e che un giorno vi siete addirittura messi le mani addosso?

«Io ero un giovane allenatore che non aveva paura di niente e lui sapeva che, se con me sbagliava, rischiava moltissimo. Non ci siamo mai messi le mani addosso, anche perchè non ci sarebbe stata partita (sorride, ndr), però un giorno mi incazzai parecchio perchè diede una gomitata a un ragazzo durante un allenamento e per questo motivo lo mandai via. La squadra mi chiese di ripensarci, io lo richiamai il giorno dopo e lui ci fece vincere la partita successiva segnando due gol e firmando un assist».

Da quel momento il vostro rapporto è diventato ancora più profondo anche fuori dal campo?

«Sì, un giorno mi chiamò per dirmi che gli si era rotta la macchina. Così decisi di prestargli la mia...».

Cosa le piaceva di più del Diamanti calciatore?

«Al netto delle sue qualità, una sfumatura del carattere. Tutti lo consideravano un matto, ed effettivamente lo era. Ma è sempre stato un matto buono e soprattutto intelligente. Ha saputo fare esperienze in giro per il mondo, unendo posti non proprio vicini come Inghilterra, Cina e Australia, ha imparato la lingua, ha tenuto sempre unita la famiglia. Alino sa sempre prendere la vita nel modo giusto e questa è una grandissima qualità».

Quando ha sentito che sarebbe venuto a Cesena, cosa ha pensato?

«Ho pensato che ha ricevuto un’investitura importante. Arriva in un posto speciale, dove ci sono già 6.000 persone che si sono abbonate a scatola chiusa. Cesena vive di calcio, rappresenta la Romagna, ha un senso di appartenenza unico».

In fondo anche lei, in Serie B, ha debuttato sulla panchina bianconera.

«Sì, però io venivo da un campionato vinto e conoscevo l’ambiente. Me la sono giocata con l’entusiasmo ed è andata bene anche il primo anno di B, ma avevo del credito che Alino non ha. Tutti lo aspetteranno al varco, come sempre accade quando arriva un allenatore giovane, ma lui ha una personalità fortissima e si farà trovare pronto. Lo scetticismo della gente? Se ripenso al mio arrivo, ricordo ancora le parole di un signore in corso Sozzi. Mi disse: “Per te ci sarà il pane duro”. Invece, nei primi due anni, ho vinto due campionati».

Che tipo di consiglio darebbe a suo “figlio” Diamanti?

«Gli direi di essere sempre vero, di non cambiare e di non fingere mai. E poi di diventare romagnolo, cioè di pensare con la testa dei romagnoli. Dovrà calarsi nel posto e capire come funziona a Cesena. Dovrà essere passionale e viscerale, ma anche empatico. Se sei così la gente di Cesena sa anche perdonarti, ma se fai il professore e se sei altezzoso fa molta più fatica ad apprezzarti».

Suo figlio Dimitri sarà allenato da un ex calciatore che lei ha forgiato. Cosa ne pensa?

«Penso che si possano sposare bene, perchè uno avrà bisogno dell’altro. A Dimitri farà comodo la spensieratezza di Alino, mentre ad Alino sarà molto utile la professionalità di Dimitri. A entrambi auguro una cosa: che Dimitri stia bene fisicamente. Quest’anno il Cesena non ha mai visto il vero Bisoli. Non lo dico da babbo, ma da allenatore».

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