“Torneremo a Magdeburgo come nel ’76” cantano oggi i tifosi del Cesena, evocando la storica partecipazione alla Coppa Uefa del 15 settembre di 50 anni fa. All’epoca la maggior parte di loro non era neppure nata, ma il ricordo di nonni e padri ha tramandato il mito di quella memorabile quanto inattesa impresa. Fu il frutto del 6° posto agganciato dalla squadra di Pippo Marchioro a 9 minuti dal termine del campionato di Serie A 1975-1976 e dal successivo posto liberato dal Napoli vincitore della Coppa Italia e quindi ammesso in Coppa delle Coppe.
Magdeburgo-Cesena compie 50 anni: le perquisizioni della polizia della Ddr e i problemi per il tifoso calvo col toupet
Tra Barça e City
Nell’urna di Zurigo il nome del Cesena è mischiato con quelli di Barcellona, Manchester United, Manchester City, Ajax, Porto (oltre alle italiane Juve, Milan e Inter), ma i bianconeri vengono abbinati a quello meno blasonato, ma non meno temibile, del Magdeburgo. Anche i tedeschi orientali, come i romagnoli, sono al debutto in Coppa Uefa, ma solo perché fino ad allora hanno partecipato alla Coppa dei Campioni o alla Coppa delle Coppe (vinta due anni prima). Quelli erano gli anni di affermazione del calcio dell’Europa comunista che, in quello stesso 1976, aveva vinto gli Europei con la Cecoslovacchia e le Olimpiadi con la Germania Est, di cui il Magdeburgo era una delle squadre più blasonate.
Oltre il Muro
Il Cesena gioca la gara di andata del primo turno in trasferta, non dunque al Camp Nou e neppure all’Old Trafford, bensì all’Ernst-Grube-Stadion di Magdeburgo, dal nome di uno dei fondatori del partito comunista tedesco. Il viaggio oltre il Muro è organizzato dall’Agenzia Manuzzi che allestisce un volo charter su cui prendono posto, tutti insieme, squadra, il presidente Dino Manuzzi, dirigenti, sindaco, assessori, giornalisti e tifosi, per i quali il pacchetto include aereo, albergo e biglietto stadio al costo di 195 mila lire.
Il tecnico Giulio Corsini convoca 17 giocatori che due giorni prima della gara partono per Mogliano Veneto in modo da essere la mattina seguente già all’aeroporto di Venezia, dove sono raggiunti da una trentina di tifosi, organizzati dal Centro Coordinamento, e si imbarcano sul volo della Ceskoslovenské Aerolinie per Berlino Est delle 11.40.
Atterrata nella capitale della Ddr, la comitiva italiana è sottoposta ai rigidissimi controlli della polizia tedesca e ci sono problemi per quelle signore che hanno un taglio e colore di capelli diversi da quelli della foto sul passaporto e persino per un uomo calvo ma con un toupet in testa. I tifosi alloggiano in un hotel internazionale di Alexanderplatz a Berlino, mentre la squadra in pullman, sotto sorveglianza dei Vopos (la “polizia popolare”), si dirige subito verso Magdeburgo per fare un allenamento allo stadio. Con loro pure il sindaco Leopoldo Lucchi, che va a incontrare le autorità locali e i compagni tedeschi.
Ginevra e Martorano presenti
A Magdeburgo arrivano separatamente anche i tifosi del Club di Ginevra e uno da San Mauro Pascoli al volante della sua Mini Minor, che spicca tra le tante Trabant, “le auto del popolo”. Allo stadio i sostenitori cesenati vengono sistemati tra il pubblico locale in tribuna laterale scoperta, dove possono appendere lo striscione “Alè Cesena. Club Fedelissimi Martorano”. Per quelli rimasti a casa c’è Piero Pasini su Radio2 Rai. Davanti a circa 30mila spettatori, alle cinque del pomeriggio (le quattro in Italia) del 15 settembre 1976 lo spagnolo Pablo Sánchez Ibáñez fischia l’inizio di Magdeburgo-Cesena e il Cavalluccio fa ufficialmente il suo debutto in campo internazionale. Per la cronaca, i più forti ed esperti tedeschi si impongono per 3-0, favoriti dalla superiorità numerica conseguente all’espulsione di Oddi per un pugno a Sparwasser, pugno che in realtà gli aveva rifilato Boranga. Due settimane dopo alla Fiorita i bianconeri sfioreranno la clamorosa rimonta: vinceranno 3-1 e usciranno a testa alta dall’Europa.
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