Dentro al mese delle emozioni, con una dettagliatissima mostra fotografica visitabile per altre due settimane nell’ex chiesa di Sant’Agostino e il cinquantennale del suo più grande capolavoro sportivo alla guida del Cesena (la qualificazione alla Coppa Uefa), tra oggi e domani il ricordo dell’indimenticabile Dino Manuzzi arriva anche a teatro. Questa sera e domani sera (ore 21), sul palco del Teatro Alessandro Bonci, è in programma lo spettacolo dedicato all’ex presidente del Cavalluccio: “Dino Manuzzi. Alle porte d’Europa”. Scritto da Cesare Pomarici e Francesco Zani, con le musiche di Moreno il Biondo e la partecipazione del pianista Riccardo Scarabattoli, l’evento clou di questo lungo e speciale amarcord ripercorrerà la vita di Dino Manuzzi tra impresa, territorio e naturalmente calcio. E’ proprio uno dei due autori, lo scrittore cesenate Francesco Zani (in libreria con “Come ti difendi”, edito da Mondadori), a “raccontare” lo spettacolo e soprattutto il dietro le quinte di questo lungo mese dedicato all’ex presidente del Cesena.
Lo scrittore Francesco Zani porta Dino Manuzzi a teatro: “È stato il primo a capire che fare grande il Cesena significava fare grande Cesena”
Zani, com’è nata l’idea di uno spettacolo e di una mostra fotografica?
«Ormai due anni fa, nel dicembre 2024, ho ricevuto una chiamata da Cesare Pomarici che voleva parlarmi di un progetto teatrale sul Cesena Calcio. Dietro quella telefonata c’era un’idea ancora abbozzata ma già piena di volontà: la famiglia Manuzzi voleva fare qualcosa per restituire la storia di Dino alla città. È partito un viaggio entusiasmante, che ci ha portato a queste due serate e alla mostra che è visitabile gratuitamente fino a domenica 18 ottobre».
In quanti avete lavorato ai due progetti?
«È stato un viaggio collettivo e ne approfitto per dire dei grazie. Alla famiglia Manuzzi per la spinta, la totale fiducia e per la sintonia umana che abbiamo avuto la fortuna di vivere e che non è scontato. Grazie a Cesare Pomarici, che metterà in scena la storia con la sua voce e ha scritto insieme a me ogni parola del testo; grazie a Moreno il Biondo, che si è innamorato del progetto e ci ha aiutato a renderlo poetico prima dal suo studio di Gatteo Mare e poi sul palco; grazie a Riccardo Scarabattoli, che è giovanissimo ma suona il piano come un musicista navigato; grazie a Mario Sughi, che con il suo tratto si è reinventato l’immagine di Dino, e grazie a Pubblisole, che ha messo ordine in tutta questa spinta creativa. E’ stato davvero un bel gioco di squadra, proprio come il calcio».
Cosa si nasconde dietro il titolo “Alle porte d’Europa”?
«La famiglia Manuzzi voleva raccontare il Dino presidente del Cesena, ovvero l’aspetto più noto, ma anche il Dino imprenditore ed esportatore. “Alle porte d’Europa” vuole proprio intercettare queste due anime: Pomarici sul palco racconterà gli inizi di Dino Manuzzi, le sue idee sull’esportazione della frutta, la vittoria del Mercantile d’oro e tutta l’avventura da guida bianconera. Dino ha portato la frutta di Cesena in Europa e poi in Europa ci ha portato anche il Cesena. È stato l’unico, ma è stato anche unico».
Perché Dino Manuzzi era un visionario già 50 anni fa?
«Dino Manuzzi ha capito subito quanto contasse il benessere dei propri dipendenti, ha capito che il rischio era l’unico modo di arrivare al successo, ha visto nei frutti della nostra terra la sua ricchezza più grande. Arrivato all’apice, ha scelto il calcio ed è stato il primo a capire che fare grande il Cesena voleva dire fare grande Cesena. Se lo abbiamo sentito dire per anni e ancora ce lo ripetiamo è perché lui ha aperto la strada».
Cosa ha scoperto di inaspettato su una figura così nota?
«Abbiamo ascoltato vecchie registrazioni di famiglia, intervistato i figli, i nipoti, giornalisti dell’epoca, guardato documentari e quindi ci sono tantissimi aneddoti che mi sono rimasti in mente. La cosa che porto di più nel cuore però è una: quando hanno proposto a Dino di diventare presidente del Cesena, a lui del calcio gliene fregava il giusto. Eppure, si è messo in gioco perché ha capito che quelle undici maglie bianconere erano più di una squadra. Per questo gli sono molto grato».
Cosa ha significato, da tifoso e da scrittore, partecipare a un lavoro dedicato a un uomo così importante della storia bianconera?
«È stato un grande privilegio e un grande onore. E quello che posso augurarmi è di essere stato all’altezza di una storia così bella».
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