La versione di Cole: «Ho migliorato il Cesena. Con me più occasioni di tutti in B e maggiori opportunità da gol». Ma i numeri lo smentiscono

Ashley Cole torna a parlare e per farlo sceglie le colonne del prestigioso magazine online “The Athletic”. Per chi non lo conoscesse, “The Athletic” è nato come rivista digitale sullo sport e ha avuto da subito un clamoroso successo, tant’è che nel 2022 il New York Times lo ha acquisito per la bellezza di 550 milioni di dollari. Se poi aggiungiamo che a intervistarlo è Simon Johnson, uno dei più noti giornalisti sportivi inglesi, al seguito del Chelsea da più di 15 anni, ecco che analizzare quello che Cole ha detto diventa assolutamente rilevante.

Il Cesena di Cole

Cole ripercorre la sua avventura in Romagna e lo fa presentando un resoconto con luci e ombre. Per prima cosa, l’ex terzino di Arsenal e Chelsea definisce la sua scelta di lasciare lo staff della Under 21 inglese e di accettare l’offerta del Cesena “un atto di fede” (a leap of faith), in quanto desideroso di mettersi alla prova con una realtà diversa. Non mancavano le difficoltà: dalla lingua, fino al fatto di sbarcare in Romagna “da solo, senza nessuno del mio staff”. Cole ripercorre i primi passi della sua avventura in bianconero e rimarca una richiesta fondamentale del club: cambiare la filosofia della squadra. “In serie B, molte squadre giocano con cinque difensori, contropiede rapido e palle lunghe sugli attaccanti. Io volevo uno stile di gioco più divertente, con più qualità e possesso di palla nella zona offensiva”.

Non c’è dubbio che in Italia – non solo in serie B, ma anche in serie A – la difesa a tre sia il sistema predominante e che molte squadre si affidino a un gioco pragmatico per arrivare al risultato. Il problema è che Cole ha cercato di transitare a questo stile di gioco più “europeo” in appena pochi giorni, scegliendo la vittoria con il Catanzaro come manifesto della sua idea di calcio.

Risultati e numeri

Fin qui, si può anche concordare con l’analisi del tecnico inglese. Dove però la ricostruzione di Cole stride con la realtà è nella presentazione dei risultati. Cole afferma: “In termini di numeri e statistiche, ho decisamente migliorato la squadra”. Proseguendo con: “Io non guardo solo ai risultati, ma a quello che abbiamo fatto in otto partite. Ho migliorato praticamente ogni voce statistica, creando più occasioni di tutti in serie B, più attacchi pericolosi, maggiori opportunità da gol”. Qui il racconto di Cole si discosta dalla realtà. Sotto la sua gestione, il Cesena è stato 438 minuti senza segnare (record negativo stagionale) e le voci statistiche sono inequivocabilmente peggiorate. Se consideriamo la fase offensiva, che per Cole è fondamentale, la media dei tiri in porta è passata da 4,63 della gestione Mignani al 4,25 della sua. I tiri totali sono diminuiti da 13,73 a 9,62. La media degli xG (expected Goals) è scesa da 1,58 a 1,13. In fase difensiva, la media dei gol subiti è peggiorata, passando da 1,43 di Mignani a 1,62 di Cole.

Strutture e futuro

Incalzato da Simon Johnson, Cole lamenta anche la mancanza di strutture a Cesena. Partendo da una premessa particolare: “Sapevo che stavo per andare in un club più umile”, rispetto alle squadre di Premier League, Championship, e League One (le prime tre serie inglesi). “A differenza di quanto accade in Inghilterra, non potevamo fare colazione o pranzo insieme, i giocatori erano costretti ad andare al ristorante”, spesso dovendo “lasciare il campo di allenamento abbastanza presto per poter pranzare”. Nella visione di Cole, questo significa meno tempo per la squadra da passare insieme, e anche per il tecnico stesso meno opportunità di entrare a contatto coi calciatori. Qualcosa di molto importante per il tecnico inglese, e qualcosa che sta cercando di cambiare. Nonostante le difficoltà, Cole spera di poter continuare ad avere un futuro a Cesena, chiedendo rassicurazioni sia in campo che extra campo. Finora si ritiene soddisfatto dei positivi colloqui avuti con la società, che definisce “felice del lavoro fatto e della direzione della squadra in termini di stile di gioco”.

Chiusura su due elementi: i rischi e il tempo. Rischiare è necessario per andare avanti, dice Cole (echeggiando le parole di John Aiello al momento della sua assunzione, “se non rischi, non guadagni”), così come avere tempo. “Ogni allenatore di successo ha bisogno di tempo. Guardate Mile Arteta all’Arsenal: gli è stata data fiducia, e ora ha vinto”. Per la cronaca, ad Arteta sono serviti 7 anni per vincere la Premier (e, se dovesse battere il Psg in finale, pure la Champions). Quanto tempo servirà a Cole per vincere a Cesena?

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