Un cesenate di Roma sulla strada del Cavalluccio. Ad attendere domani il club bianconero al Braglia ci sarà il Modena allenato da Daniele Galloppa, che poco meno di una quindicina d’anni fa, per questioni sentimentali, è diventato cittadino di Cesena e da allora non si è più mosso da corte Dandini. Pur non avendo mai vestito la maglia bianconera, il Cesena ha segnato in modo indelebile le due carriere di Galloppa: quella calcistica in primis, ma anche quella da allenatore.
La sfida del cuore di Daniele Galloppa: romano di nascita ma cesenate dentro
Il Galloppa calciatore
Uscito dal vivaio della Roma, la squadra della sua città, nell’estate 2004 Galloppa va a Trieste, dove l’anno prima i giallorossi avevano spedito a crescere Aquilani. Alla 1a giornata i giuliani allenati da Tesser sono di scena al Dino Manuzzi contro un Cesena che Castori ha appena riportato in B dopo 4 campionati di C1. Un gol di Cavalli in apertura dà la vittoria ai bianconeri: Galloppa non entra, ma la sua avventura tra i professionisti inizia qui. E di fatto la carriera di Galloppa terminerà contro il Cesena. Domenica 7 febbraio 2016: si gioca, guarda un po’, Modena-Cesena. Al 16’ il ginocchio sinistro di Galloppa fa crac: è la quarta rottura dei legamenti crociati anteriori, la seconda volta che capita al ginocchio sinistro (la prima a fine luglio 2013 durante il ritiro pre-campionato del Parma), dopo le due al ginocchio destro (sempre a Parma, nel 2010 e nel 2012). Galloppa tornerà in campo dopo 363 giorni con la maglia della Carrarese in Serie C: 12 presenze prima del definitivo addio al calcio. Cesena ha segnato l’inizio e l’inizio della fine della sua carriera ma anche il punto più alto. Amichevole Italia-Svezia dell’11 novembre 2009: si gioca al Manuzzi, viene decisa da un gol di Chiellini e Galloppa entra a inizio ripresa al posto di un cesenate doc come Davide Biondini. E’ la sua seconda e ultima presenza nell’Italia, quella più corposa dopo i 16 minuti giocati a Pisa contro l’Irlanda del Nord cinque mesi prima.
Il Galloppa allenatore
Chiusa la carriera da calciatore, Galloppa si prende un anno per capire cosa voglia fare. Intanto fa il babbo di Giacomo (nato nel 2014, oggi un aspirante calciatore nel Cesena Under 13), quindi inizia «percorsi paralleli - come ha dichiarato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport - ho cominciato a leggere libri, ad aggiornarmi ho letto Baricco e Terzani, autobiografie e testi di psicologia. Ho scritto io. Pensieri, poesie, testi per le canzoni».
Perché la musica è la sua grande passione: «Non avessi fatto il calciatore, mi sarebbe piaciuto fare il cantautore». Suona la chitarra, ama De Andrè e Guccini: “Grazie Maestro. Quando la cultura e l’arte si incontrano toccano profondità incredibili. Eterno”, ha postato il 7 agosto, all’indomani della morte di Francesco Guccini.
Profondità: parola chiave nell’universo di Galloppa. Diverso dal 90 per cento di chi vive nel mondo del calcio: è uno che scava dentro e si scava dentro. Non si accontenta di ciò che sta in superficie, vuole andare in profondità. Nell’estate 2018 gli capita quest’occasione unica: iniziare ad allenare dalla Serie D, a Santarcangelo. Vetrina doppiamente importante, perché quell’anno c’è un avversario di lusso come il Cesena. Dopo 6 giornate Santarcangelo e Cesena sono a pari con 13 punti, a -2 da Matelica e Notaresco. All’orizzonte la sfida con il Cesena: al Valentino Mazzola finisce 0-4. Il Santarcangelo inizia a perdere terreno, ma soprattutto i pezzi. Gli mandano via tutti i giocatori più forti e più costosi: Cascione, Maini, Cinque e Falomi. Va a giocarsi i play-out contro l’Avezzano anche senza capitan Bondioli. Perde e retrocede. Decide di fare un passo indietro, di ri-partire da un settore giovanile: spera nella chiamata del Cesena, nel frattempo salito in Serie C. La telefonata non arriva. Lo contatta invece la Vis Pesaro e va ad allenare la Under 17. Una stagione e sbuca la Fiorentina: parte dalla Under 16, rimane 6 anni, fino a quando, il 28 maggio 2026, vince lo scudetto Primavera.
La Cesena di Galloppa
Ben prima della Final Four, a cui partecipa anche il Cesena (eliminato in semifinale dal Parma), lo chiama Corrado Di Taranto, direttore generale bianconero che Galloppa aveva avuto come segretario generale al Parma. Gli dice: “Se non confermiamo Cole, vorremmo te”. Ma la telenovela Cole va per le lunghe. E solo quando Cole si fa fuori da sé con un’intervista a The Athletic, il Cesena prova ad affondare il colpo. Galloppa attende quella chiamata perché vuole allenare il Cesena per tanti motivi. Uno non trascurabile: sarebbe a casa e potrebbe stare tutti i giorni con il figlio Giacomo. Però il Cesena ha tempi biblici. Galloppa nel frattempo dice no al Catanzaro e alla Carrarese. Incontra anche il Modena e con Rivetti e Catellani sente subito il giusto feeling. Il Cesena intanto ha assunto come direttore sportivo Mancini, che il 9 giugno incontra Galloppa. Lo vede al mattino, quindi di nuovo a cena per provare a convincerlo che il Cesena sia una scelta migliore di Modena. Non ci riesce. Anche perché il Cesena sta incontrando problemi con l’iscrizione e Galloppa non vuole rischiare di perdere sia Cesena che Modena.
Va a Modena, ma appena ha una mezza giornata, rieccolo a casa, a Cesena. Con il figlio Giacomo, con i genitori, con gli amici cesenati. Vive il centro storico oltre a vivere in centro storico. E dall’ultimo piano dello storico Palazzo degli Uffici, dove risiede, ammira il Duomo e domina su corso Sozzi, dove c’è la Bottega del Caffè, gestito dall’ex tecnico del Cervia, Marino Baldazzi, uno dei bar in cui va a prendersi un espresso. Sotto casa, in corte Dandini, c’è Donini, ristorante che frequenta abitualmente. Di là, in via Strinati, c’è il suo “ufficio”: la Ferramenta Berti, in cui lavora Luca Nobile (batterista dei Matrioska) e che è gestita da Michele Berti, probabilmente il miglior amico cesenate di Daniele, nonché cugino di secondo grado di Tommaso Berti. Quando sono insieme, vanno a fare colazione al Divino Caffè o alla Tazza d’Oro, ma soprattutto li trovi in piazza Amendola. Dove c’è Quinto, bar-ristorante ospitato in un immobile di proprietà di Galloppa. Dove c’è La Touche, il barbiere di fiducia. Dove c’è Piadamendola, piadineria di riferimento. Perché ormai Galoppa è più cesenate di un cesenate.
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