L’ex Cesena Dario Hubner attore nel film “Italia-Germania ‘44” sulla partita tra nazisti e partigiani

Cesena Calcio
  • 16 ottobre 2026

Dario Hubner, indimenticabile ex bomber del Cesena, ora fa anche l’attore. Il “Bisonte” insieme all’ex difensore della Juventus Moreno Torricelli è tra i protagonisti del film “Italia Germania ‘44”, dedicato alla partita tra nazisti e partigiani. Il cast, composto da attori noti ed emergenti, vede nei ruoli principali Paolo Bernardini (Mario Maurelli), Alex Lorenzin (Mimmo Maurelli), Alessandro Fella (Decio Filipponi), Rebecca Liberati (Ines), Chiara Renzi (Melissa, “Valchiria”), David Paryla (Kobler). Nel cast anche Francesco Pannofino (nel ruolo di Cesare), insieme a due glorie del calcio italiano come Torricelli (che interpreta Villa) e Hubner (nel ruolo di Casadei).

La storia inizia nella primavera del 1944, con l’Italia spezzata in due dal fronte di guerra e le Marche ancora sotto occupazione nazifascista, a Sarnano accadde un episodio che il tempo ha reso leggenda. Il paese, stretto tra la Linea Gustav e la Linea Gotica, era presidiato dalle truppe tedesche – in gran parte altoatesine – mentre sulle alture circostanti si muoveva la Resistenza, con le prime formazioni partigiane operanti nei Monti Sibillini, tra cui la Brigata “Val Fiastre” guidata dal giovane comandante Decio Filipponi, ucciso in quegli stessi giorni durante un rastrellamento a Piobbico.

In questo scenario di paura e incertezza, fu un sergente maggiore tedesco, Walter Kobler, ad avere l’idea di organizzare una partita di calcio tra il presidio occupante e i giovani del paese, con l’intento dichiarato di restituire, anche solo per un pomeriggio, una parvenza di normalità alla comunità.

Ad arbitrare l’incontro, suo malgrado, e a radunare non senza difficoltà la squadra italiana, fu chiamato Mario Maurelli, arbitro destinato a una carriera importante nel dopoguerra – dirigerà 98 incontri di Serie A, tra cui il tumultuoso Napoli-Bologna del novembre 1955 – e ancora oggi celebrato a Sarnano, dove gli è intitolato l’attuale campo sportivo del paese.

In campo, ragazzi per lo più nascosti “alla macchia” per sottrarsi alla leva forzata, o come fiancheggiatori della Resistenza; sugli spalti, un pubblico fatto soprattutto di donne, anziani e bambini, mentre gli uomini erano al fronte, in armi o in fuga.

Il risultato di quella sfida resta avvolto nella leggenda più che nella storia accertata – c’è chi ricorda un pareggio per 1-1, chi parla di un punteggio più largo – ma la sua eco è arrivata fino ai giorni nostri, tra documentari, ricerche storiche, podcast e articoli di giornale, segno di quanto quella vicenda continui a interrogare la memoria collettiva del nostro Appennino.

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