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Jonathan Klinsmann si racconta a 4 mesi dall’infortunio: «Mi è andata bene, sono sano e tornerò a fare quello che facevo»

«Sono stato davvero vicino... a non giocare mai più, a non camminare mai più». E’ il titolo dell’intervista a Jonathan Klinsmann pubblicata ieri da The Athletic, inserto sportivo del New York Times. Un’intervista lunghissima e a cuore aperto.

Da Palermo a Heidelberg

«“Uff. Questo ha fatto male”. È quello che mi sono detto quando (Ranocchia, ndr) mi ha colpito. Poi mi sono girato sulla schiena e ho avvertito il collo bloccato. La testa sanguinava, ma non ho mai perso conoscenza né ho sentito capogiri, per questo mi sono alzato e il gioco è ripreso. Però sentivo il collo ancora più rigido. Non riuscivo a guardare in basso. Ho cercato di stare fermo, dicendo ai difensori di far girare palla per far trascorrere gli ultimi secondi di partita». Partita che finisce presto: Klinsmann può tornare a terra, viene caricato in barella e portato al vicino ospedale («il tragitto più breve di sempre, perché pronto soccorso e stadio sono attaccati»). Frattura della prima vertebra cervicale e danni ai legamenti del collo è la diagnosi emessa quello stesso 18 aprile agli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo: «All’inizio non ho compreso appieno la gravità della situazione ma ho solo capito che la stagione era finita e che non avrei potuto giocare il “mio” Mondiale. “Ok, supererò anche questa”, mi sono detto. Poi mi hanno spiegato che avevo corso il rischio di non giocare più e di non camminare mai più. Insomma, è andata male ma sarebbe potuta andare incredibilmente peggio. A quel punto la cosa dura è stata spiegare ai miei familiari cosa fosse successo e rassicurarli che stessi bene, anche se fisicamente non era così. Insieme abbiamo stabilito che la scelta migliore fosse volare a Heidelberg per l’operazione: tutti avevano grande fiducia nelle capacità del dottor Hemmer, poi era in Germania, quindi mio padre non aveva problemi a comunicare, e la coincidenza è che la mia fidanzata sia proprio di Heidelberg. Quando io, i miei familiari e la mia fidanzata ci siamo visti in ospedale è stato speciale: siamo riusciti a scaricare la tensione insieme e c’è stata un po’ di commozione. La mazzata vera è stata quando abbiamo fatto il colloquio con i medici: ci hanno detto che il rischio era alto. “Dovete capire, è molto vicino al midollo spinale, alla vertebra C1, che è responsabile quasi da sola di tutta la rotazione del collo quindi sarà un intervento chirurgico molto complicato”. E dicendomi questo mi hanno chiesto di firmare...».

L’intervento, i Mondiali e Cesena

«Il momento in cui mi hanno trasportato fuori dalla stanza d’ospedale per l’operazione, passando davanti alla mia famiglia ho vissuto un momento di grande carica emotiva. Per fortuna c’era un anestesista piuttosto divertente: mi ha fatto ridere e... già dormivo. Appena mi sono svegliato ho chiesto subito al medico come fosse andata e mi ha assicurato che era stato rimesso tutto al posto giusto. Infatti pochi giorni dopo l’intervento ho ricominciato a camminare. A quel punto ho ripreso a pensare al calcio: mi dispiaceva non poter finire il campionato con il Cesena, il primo club in cui ho avuto la sensazione di avere la fiducia di tutti, e di non poter lottare per andare ai Mondiali».

Una volta tornato negli Usa e iniziata la riabilitazione, Klinsmann è comunque riuscito ad andare a vedere 4 partite. I suoi compagni degli Stati Uniti battere 4-1 il Paraguay, quindi Francia-Svezia e Brasile-Norvegia. Ma anche Svizzera-Bosnia: «Nella Svizzera gioca Cédric Itten, mio ex compagno al San Gallo: 4 anni fa non fu chiamato per i Mondiali in Qatar e venne da me in California a riprendersi. Vedendolo entrare in campo contro la Bosnia ero felice per lui e mi sono detto che noi calciatori siamo fortunati. Ho pensato “Ho una bella vita, un bel lavoro. Ho avuto un grande spavento, ma sono sano e posso tornare a fare quello che facevo”. Per quanto riguarda i tempi per tornare a giocare, ancora non so qualcosa di concreto: l’osso deve saldarsi, poi andranno tolte le viti e l’osso dovrà ricompattarsi mentre i muscoli si riprendono. Una delle cose di cui vado più fiero è che il mio atteggiamento mentale non è mai stato negativo».

Tra un paio di settimane Jonathan volerà in Germania per un nuovo consulto: «Poi sarò a Cesena: è positivo che mi vedano perché molte persone erano davvero preoccupate per me, quindi essere lì, sorridere e far sapere a tutti che sto bene è una bella cosa. Inoltre, abbiamo un nuovo allenatore, l’ex nazionale italiano Alessandro Diamanti, e voglio presentarmi a lui. Per me tornare a Cesena è importante».

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