Sembra di essere tornati indietro di tre anni. Un mese dopo la sconfitta ai rigori contro il Lecco nella semifinale play-off del 2023, all’esterno della curva Mare comparvero, tra il 16 e il 19 giugno, quattro striscioni: uno in cui si invitavano Agostini, Rossi e Scalabrelli ad andarsene, uno in cui si contestava Robert Lewis (“Il Cesena non è un gioco”), gli ultimi due per sottolineare questioni di cuore (“Il Cesena è di chi lo ama”) e di rispetto (“La città pretende chiarezza”). Non avendo ricevuto risposte, il 20 luglio, quando si era ancora in attesa che gli Aiello “sfrattassero” Lewis, furono 19, nello stesso giorno e con lo stesso testo, gli striscioni appesi in tutta la Romagna e non solo: “Vogliamo chiarezza... e una dirigenza all’altezza”.
La notte scorsa, la Curva Mare è tornata a farsi sentire. Due gli striscioni appesi all’esterno del Dino Manuzzi. Uno, alle spalle della curva, legato agli scontri del pre Torino-Juventus (“Anche stavolta non cambia niente lo stato è sempre innocente” firmato Wsb) e uno, lungo il lato della tribuna, di educata contestazione nei confronti della proprietà: “Società: rispetto, trasparenza, progetto... solo questo vi avevamo chiesto” a firma di tutti i gruppi della Curva Mare.
La mancanza di rispetto e di trasparenza nei confronti della città (ora preoccupata dall’avvicinarsi del 16 giugno, giorno in cui andrà fatta l’iscrizione) e dei lavoratori (che devono ancora ricevere la mensilità di marzo), l’assenza di progettualità mostrata sia con l’imposizione di Cole (la proprietà scavalcò il direttore sportivo che c’era) sia con una conferma che appare scontata (senza attendere l’arrivo di un direttore sportivo) hanno fatto alzare il livello di attenzione. Prima di chiedere ancora, attraverso una campagna abbonamenti che si vuole lanciare già la prossima settimana, sarebbe meglio che la proprietà fornisse risposte.
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