L’obiettivo che la proprietà aveva dato al direttore generale Di Taranto e al direttore sportivo Mancini era quello di costruire una squadra competitiva, ma soprattutto di costruire una squadra a basso costo. Quanto questo Cesena sia competitivo (sia chiaro, l’obiettivo qui è uno soltanto: la salvezza) lo dirà il campo, che questa squadra costerà meno delle due che l’hanno preceduta è quasi una certezza. Di sicuro, il 31 agosto il costo complessivo di tutti i contratti federali depositati (calciatori della prima squadra e calciatori delle giovanili, staff tecnico della prima squadra e staff tecnici del vivaio dalla Primavera all’Under 9, dirigenti dell’area sportiva) non arrivava a 11 milioni di euro lordi. Questo è l’unico dato su cui ci si può sbilanciare: il Cesena non è stato infatti costretto a depositare una fideiussione integrativa pari al 40% dell’eccedenza, in quanto non ha oltrepassato il massimale consentito dalla Figc fissato proprio a 11 milioni di euro lordi. Tra l’altro, il 1° settembre, ultimo giorno del calciomercato, il monte ingaggi è diminuito poiché il Cesena ha provveduto a cedere Marco Olivieri all’Arezzo (facendo scendere di almeno 300mila euro lordi il totale).
Ipotizzando che gli staff tecnici dalla prima squadra all’Under 9 costino attorno al milione di euro (anno scorso il costo iniziale fu di un milione 181mila euro, che poi dilatò con gli ingaggi di Cole, del vice Riza e del collaboratore tecnico Stringara) e che i dirigenti dell’area tecnica (Mancini, Succi, Faro e Tacconi) costino molto meno del milione e 44mila euro spesi un anno fa (c’erano ancora 400mila euro di Artico...), significa che il monte ingaggi per la prima squadra è sceso decisamente sotto i 10 milioni di euro. Con più del 25 per cento del totale (quasi due milioni e mezzo) “occupato” da due soli calciatori: Cristian Shpendi e Jonathan Klinsmann. Ed è soprattutto per questo motivo che Klinsmann un anno fa e Shpendi quest’anno siano stati al centro di laboriose trattative. Poi sfumate.
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