Il Cesena di Cole sta perdendo i play-off per andare dietro a un’utopia

Cercasi gol disperatamente. Il Cesena, nel momento decisivo del campionato, ha smesso di segnare: per la prima volta in questa stagione, infatti, il Cavalluccio è rimasto a secco per 3 partite consecutive, un evento che non si era mai verificato nemmeno nelle fasi più difficili e caotiche di un girone di ritorno da incubo. Se in trasferta il gol manca da due mesi esatti (28 febbraio a Empoli, poi 421 minuti di astinenza), in generale l’ultima rete realizzata in campionato dalla squadra di Ashley Cole dista ben 343 minuti: si tratta dell’autogol di Federico Davi nella sfida di Pasquetta contro il Sudtirol, terminata 1-1. Da quel momento sono arrivati i due viaggi a vuoto di Castellammare di Stabia e Palermo e infine la gara di sabato contro la Sampdoria, nella quale Cerri e compagni non sono riusciti a cancellare uno zero che pesa e che ha obbligato il Cesena ad uscire dai play-off dopo 35 giornate consecutive di permanenza.

Crisi senza fine

Da quando Cole ha ereditato la panchina del Cavalluccio, in termini di punti e di andamento della stagione, non è cambiato nulla: 0,818 punti di media a partita nelle prime 11 giornate del girone di ritorno con Mignani, 0,833 punti di media a partita nelle ultime 6 gare con Cole. La squadra non è uscita dalla crisi, gioca a sprazzi, prova a coniugare il verbo del tecnico inglese, ma al massimo ci riesce per un tempo o per un’ora, non di più. Un dato molto preoccupante riguarda proprio i gol. Il Cesena di Cole è riuscito a segnare almeno una rete solo in due delle 6 partite disputate: 3 gol contro il Catanzaro, in una gara negativa nel primo tempo e decisamente migliore nella ripresa, dove tutto ha girato al meglio, e un gol contro il Sudtirol, arrivato in un primo tempo molto ben interpretato dopo una falsa partenza. Totale: 4 gol in 6 partite, ovvero 0,66 ogni 90 minuti. Qui le cose sono peggiorate, perché prima il Cesena viaggiava a 1,18 nel girone di ritorno, mentre la fase difensiva (grazie al primo clean sheet) è migliorata, seppur di poco, passando da 2 gol subiti a partita nelle prime 11 gare del ritorno agli 1,5 di oggi con Cole.

Dubbi

Anche contro la Samp la partenza è stata completamente sbagliata, ma in questo caso il Cesena ha avuto un “regalo” dal Var, che ha pescato un fuorigioco millimetrico di Viti e cancellato il possibile 0-1 al 6’. Da quel momento e fino all’intervallo si è visto un primo tempo a tratti disarmante, con appena due chance (estemporanee), di Cerri e di Olivieri, e una lunghissima serie di uscite sbagliate. La posizione di Shpendi, costretto spesso a rincorrere il terzino blucerchiato Giordano alle spalle di Ciofi (assurdo), l’andamento lento di un centrocampo imbarazzante quando l’avversario alza i ritmi (Castagnetti e Francesconi in panchina per 90 minuti sono due misteri) e “salvato” solo dall’arretramento di Berti, che è piaciuto molto di più da mediano, i tanti (troppi) cambi sul fronte offensivo nel quale lo stesso Shpendi ha agito da prima punta solo per una manciata di minuti nel finale, sono i principali interrogativi che stanno accompagnando l’avventura di Cole sulla panchina bianconera e che non hanno ancora una risposta.

Classifica

Il Cesena non si trovava fuori dalla zona play-off da poco meno di un anno. Era il 4 maggio 2025 quando i bianconeri di Mignani, pur battendo di misura il Palermo (2-1 al Manuzzi con gol decisivo dell’ex Saric), chiusero la giornata numero 37 di campionato al nono posto, con gli stessi punti del Bari (47), ma bocciati dallo scontro diretto con i pugliesi. Pur trattandosi della penultima giornata da calendario del campionato, dopo quella gara il Cesena avrebbe avuto due partite a disposizione per rientrare in zona play-off, proprio come oggi. E gli uomini di Mignani, grazie a un calendario molto favorevole e anche ad alcuni incastri giusti, le sfruttarono: vinsero a Cosenza, riconquistando l’ottavo posto, e riuscirono addirittura a salire al settimo espugnando Modena nel recupero del turno di Pasqua, spostato in coda al campionato dopo la morte del Papa. Oggi serve più o meno la stessa impresa, ma due vittorie consecutive contro Carrarese e Padova potrebbero anche non bastare.

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