Le prime tre partite in campionato del Cesena hanno sempre avuto lo stesso sottofondo finale: un concerto di cori e di applausi. Al netto dei risultati e di uno “zero” nella colonna delle vittorie al Manuzzi, compensato da un altro “zero” nella colonna delle sconfitte, sono stati soprattutto lo spirito e l’atteggiamento della squadra di Alino Diamanti ad aver conquistato i tifosi.
Cesena, zero vittorie interne, ma ci sono coraggio e personalità
In svantaggio
Se la trama delle prime due gare contro Sampdoria ed Entella era stata abbastanza simile, pur con episodi molto diversi, nell’opprimente calura di domenica il Cavalluccio si è trovato per la prima volta ad inseguire, trafitto nel proprio momento migliore da una splendida acrobazia del solito Ruocco, al 4° gol realizzato all’Orogel Stadium in 5 partite disputate. Il Cesena, che aveva sempre tenuto in mano il volante della partita fino al primo cooling break senza però mai costruire palle-gol con la palla in movimento, ha sbandato a cavallo dell’intervallo ma ha avuto il grande merito di non prestare mai il fianco al Mantova, che a sua volta aveva scelto di togliere la profondità agli esterni di Diamanti provando a ripartire in contropiede. Escludendo un’imbucata per Ilie al 33’, quando il Cesena era mentalmente ancora al gol incassato meno di due minuti prima, l’unica conclusione pericolosa del Mantova è arrivata sugli sviluppi di una palla persa in uscita da Dalla Vecchia, con Gliozzi che ha sfiorato il palo. Era il 50’ e in quel momento è cominciata un’altra partita.
Personalità e coraggio
Pur trovandosi davanti ad una squadra che soltanto tre giorni prima aveva disputato una gara molto dispendiosa di Coppa Italia a Palermo, praticamente con gli stessi uomini, il Cesena ammirato nel Lato B ha avuto gamba (106,9 chilometri complessivi percorsi: record di squadra in Serie B nelle prime 3 giornate), ma soprattutto personalità e coraggio. Contro i contropiedisti di Modesto c’era il forte rischio di prendere qualche imbarcata o di sbilanciarsi, ma gli uomini di Diamanti non hanno mai concesso né campo né ripartenze. Hanno però regalato la possibile palla dell’1-2 per il malinteso Frabotta-Mangraviti del minuto 83: uno strafalcione tanto evidente quanto casuale a cui Siano ha posto rimedio. Prima e dopo la squadra è rimasta alta e compatta, grazie al mastice di un eccellente Gelli e di un Bisoli commovente (11 chilometri e 200 metri percorsi con 35,7 km/h di velocità massima: doppio primato della partita), lontanissimo parente del calciatore claudicante di un anno fa. Grazie a Gelli e al figlio d’arte, il Cesena ha sempre provato a sviluppare con coraggio, affidandosi all’imprevedibilità di Frabotta e di D’Andrea, che hanno rotto l’equilibrio a suon di incursioni e di cross. Il primo è stato il bianconero che ha calciato di più nella ripresa, il secondo è stato l’autore dell’assist vincente per Shpendi e delle giocate migliori su una fascia che, fino al minuto 55, aveva sempre respinto l’inefficace Druiventak.
Cambi di abito
Dietro, o dentro, a tutto questo c’è Diamanti, che per la terza volta in tre partite non ha effettuato solo cambi ruolo per ruolo, ma ci ha sempre messo idee diverse, modificando il modulo in corsa. Se contro la Sampdoria era stato obbligato dall’espulsione di David, passando prima a un 4-3-2 “zoppo” e poi a un 4-4-1 più compatto, e contro l’Entella aveva rimediato a una sostituzione forzata (Frabotta per Fiori) scegliendo il 3-5-2 per alzare il muro davanti a Siano, domenica il tecnico di Prato si è trovato per la prima volta obbligato a fare un cambio di abito più propositivo e non più conservativo. La scelta è ricaduta sul 4-2-3-1, con l’ariete Debenedetti e Shpendi in verticale e soprattutto con la conferma degli esterni, che hanno prodotto tiri (Fiori) e assist (D’Andrea). Il cambio non era scontato (questa squadra può interpretare anche il 4-3-1-2) ma ha funzionato e permesso al Cesena di pareggiare e di rischiare più volte di vincerla negli assalti finali.
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