Cesena, un finale d’andata da dimenticare in fretta

Sul far della sera di un girone di andata indiscutibilmente splendido, chiuso con 31 punti in classifica, il Cesena ha improvvisamente inchiodato, confermando l’allergia di un anno fa quando, nelle ultime tre partite del Lato A, i bianconeri non conquistarono punti. Questa volta ne è arrivato solo uno (prima di Natale contro la Juve Stabia), poi Ciofi e compagni hanno perso due scontri diretti di fila contro Catanzaro ed Empoli, due partite “scritte” da alcuni episodi sfavorevoli, ma che hanno altresì evidenziato il fisiologico calo del Cavalluccio e messo in mostra alcune crepe nascoste sotto al tappeto dagli exploit di inizio stagione, ma ormai scolpite nella roccia e sempre più chiare.

Gerarchie

Il Cesena del girone d’andata ha avuto un grande merito: imbucarsi e resistere al tavolo dei grandi. Delle 8 squadre attualmente qualificate ai playoff (cioè dalla capolista Frosinone all’Empoli), la banda Mignani ha la rosa più corta e meno profonda del lotto, come emerso dalle ultime due partite, nelle quali solo un subentrato (Castagnetti sabato sera al Manuzzi) è riuscito a migliorare il rendimento di chi lo sostituiva inizialmente dal primo minuto. Migliorare la squadra in corsa con i cambi, insomma, è un esercizio molto complesso e a questo difetto se ne aggiunge un altro: la scarsa fisicità del Cesena. Quando la palla si alza o quando è necessario fare a sportellate dentro l’area avversaria, il pallone di testa lo prendono gli altri e l’unico bianconero pericoloso è Giovanni Zaro, dotato di quasi 200 centimetri di altezza da madre natura e unico vero colpitore di testa di una squadra che, nel gioco aereo, soffre tantissimo e non è mai incisiva, tanto che sabato sera non sono bastati neppure 12 angoli per segnare un gol. Più in generale, il girone di andata ha detto che se nell’orchesta bianconera non stecca nessuno, o se la squadra riesce a overperformare come accaduto in tante partite, allora il Cesena può davvero stare così in alto anche nelle prossime settimane, ma quando qualcuno cala, il rischio è che la macchina di Mignani possa sbandare o andare fuori strada: con la Juve Stabia sono mancate le punte e ci ha dovuto pensare un centrocampista, a Catanzaro hanno steccato gli esterni, mentre sabato c’è stato il primo vero passaggio a vuoto di due giovani “canterani” (Francesconi e Berti) che hanno sempre cantato e portato la croce con grande profitto e con un atteggiamento superlativo. Fisiologico e legittimo avere un piccolo caso o scarabocchiare qualche pallone, ci mancherebbe, ma quando manca uno dei tenori, poi si rischia di stonare per la mancanza di valide alternative.

Handicap

Al netto di questi difetti strutturali, nelle ultime 4 giornate del girone d’andata il Cesena ha avuto un grosso demerito: è sempre andato sotto. Contro il Mantova addirittura di 2 gol, ma la pochezza difensiva dei virgiliani, unita alla poderosa reazione della squadra di Mignani, ha permesso alla Romagna bianconera di ribaltare il punteggio e addirittura di vincere. Ma successivamente, contro squadre decisamente più solide e meglio allenate, il Cavalluccio ha rimesso in piedi solo una partita (contro la Juve Stabia), prima di arrendersi a Catanzaro e contro l’Empoli. La striscia di due vittorie consecutive, ma anche di un punto in tre partite, non è la peggiore di questa stagione. Anche tra la quinta e la settima giornata, con due gare su tre giocate in casa, i bianconeri si erano bloccati: 1-1 contro il Palermo, 3-1 a Frosinone e 1-2 contro la Reggiana. Fu il momento più difficile della prima parte della stagione, al quale seguì però la striscia migliore, con la bellezza di 3 vittorie consecutive contro Spezia, Sudtirol e Carrarese.

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