Cesena, ricordi Albonetti? Vent’anni fa un infortunio simile a quello di Klinsmann: “Gli auguro di tornare a giocare, è davvero forte”

«Sì, ho letto di Klinsmann e del suo brutto incidente. Quando ho visto le immagini mi è venuto un brivido». Esattamente 20 anni fa, al posto del portiere del Cesena, immobilizzato su un campo di calcio c’era Fabrizio Albonetti. Era il 15 aprile 2006, giorno di Jesolo-Pergocrema, nell’allora C2: «A metà primo tempo - ricorda il difensore ravennate, che in carriera ha indossato 25 volte la maglia del Cesena dopo la trafila nel settore giovanile e che lunedì prossimo festeggerà i 50 anni - andai a sbattere contro il palo, su un calcio d’angolo a nostro favore, dopo essere stato spinto da un avversario. Per non sbattere con la faccia, istintivamente mi girai e andai a schiantarmi con il collo. L’impatto fu devastante. Non persi mai conoscenza ma, quando arrivarono medico e massaggiatore, chiesi a entrambi di tirarmi giù le gambe, perché credevo di averle sospese per aria. E loro mi dissero: “Fabrizio, guarda che le tue gambe sono per terra”. Da quel momento ho pensato che sarei rimasto paralizzato e invece...».

Invece, dopo un ricovero all’ospedale di Mestre e il trasferimento nel centro specializzato di Montecatone, è riuscito a tornare alla vita normale: «Nella sfortuna, sono stato fortunato. Però Jesolo-Pergocrema, di cui una settimana fa è trascorso il ventennale, è stata la mia ultima partita in carriera».

Vedendo l’infortunio di Klinsmann, Albonetti ha «pensato per un attimo al peggio. Stessa sensazione avuta un mese fa mentre guardavo Cremonese-Fiorentina, quando Gosens è andato a sbattere contro il palo. La dinamica era identica alla mia, per fortuna lui è uscito dal campo con le proprie gambe, ma il brivido che mi è passato per la schiena è stato tosto. E lo stesso vale per l’episodio di Klinsmann».

Il verdetto della risonanza magnetica di Albonetti fu tremendo: lesione imparziale del midollo spinale tra C3 e C4, terza e quarta vertebra: «La parola imparziale è stata la mia salvezza, altrimenti oggi sarei su una carrozzina. L’infortunio di Klinsmann è stato meno grave. Io non sentivo più le gambe e poi neppure le braccia, mentre Klinsmann è riuscito anche a rialzarsi prima di uscire in barella».

Albonetti ricorda la sua lunga riabilitazione: «Le prime due settimane sono state dure, poi ho capito che stavo cominciando a migliorare e sono sempre riuscito a reagire. Quando mi sono reso conto che il fisico e la testa rispondevano, allora mi sono fatto coraggio. Ed è quello che deve fare anche Jonathan, al quale lancio questo messaggio: la chiave di tutto, in questi momenti così difficili, è l’aspetto mentale. Deve reagire e pensare sempre positivo, nel mio caso ha fatto la differenza, soprattutto quando ho ricominciato a muovere lentamente prima le dita e poi le mani. Per superare un incidente simile servono la pazienza e la famiglia. Poi il coraggio e la testa. Durante i mesi a Montecatone ho conosciuto ragazzi che non sono riusciti a reagire mentalmente e non ce l’hanno fatta».

Albonetti è ancora molto legato al mondo del calcio e al Cesena: «A Cesena ho fatto l’intero percorso nel settore giovanile, dagli Esordienti alla Primavera, poi ho giocato in B e in C1. Sono stati gli anni più belli della mia vita. Oggi il calcio non è più la mia vita, ma fa ancora parte della mia quotidianità, perché guardo centinaia di partite e, quando posso, vado allo stadio. Però non alleno più. Nel 2008 avevo cominciato nel settore giovanile del Ravenna, poi sono stato a Classe e Low Ponte. Nel 2018 mi sono preso un anno sabbatico. Poi sono diventati due e infine tre. Non era la pista giusta. Oggi lavoro in un’agenzia di spedizioni al porto di Ravenna».

Cosa augura a Klinsmann? Albonetti chiude così: «Di tornare a giocare, anche perché è davvero forte».

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