Cesena, quando il timido Cole lasciò l’Arsenal per il Chelsea e per i tifosi dei Gunners divenne “Cashley”

Non chiamatelo “mister”, potrebbe non capire. Nel calcio inglese si usa “gaffer”, per brevità “gaff”: il boss, il capo. Il nuovo gaffer del Cesena è Ashley Cole da Whitechapel, Londra Est, una delle poche zone della capitale che resiste alla gentrificazione e ai grattacieli. Zona di musica rock (The Libertines e Bloc Party), ristorante asiatici e graffiti. Cole è un figlio della Londra multietnica diventata pop all’improvviso, inglese e internazionale, ruvido come certe fermate della metropolitana, nato working class e trovatosi sulle prime pagine dei tabloid.

Cole visto da Cole

In Inghilterra esiste un podcast di enorme successo, “Stick to Football” (letteralmente: stiamo sul calcio) condotto dall’ex Manchester United, Gary Neville, insieme a ex calciatori famosissimi quali Jamie Carragher, Wayne Rooney, Roy Keane e Ian Wright. Un paradiso per gli appassionati: si parla di calcio in maniera ironica, pacata, senza fronzoli. Ashley Cole è stato ospite di Neville e soci nel novembre 2025. Qui ha ricordato le difficoltà della sua infanzia: «Non che fosse una giungla, ma a East London non c’erano molti campetti. Per giocare sull’erba andavamo nel giardino di casa di mia zia Stephanie».

Crescere senza padre e le sfide per emergere: «Ho dovuto combattere per diventare un calciatore, ho sicuramente avuto problemi di salute mentale, anche se ai tempi non veniva diagnosticata. Ma la verità è che ho sofferto molto, e questo mi ha reso timido».

Il razzismo e i media

Cole è stato spesso preso di mira per via del colore della pelle. Nel 2004, durante uno Spagna-Inghilterra al Bernabeu, i tifosi locali fecero a lui e a Shaun Wright-Phillips il verso della scimmia per tutta la partita. Nel 2009, due attivisti del British National Party, estrema destra, intervistati dalla BBC dissero che non consideravano Ashley Cole «etnicamente britannico». Cole preferiva il silenzio come risposta a questi attacchi, lamentando spesso una mancanza di supporto nel mondo del calcio dei suoi tempi. Burrascosi i suoi rapporti con i media, fin dai tempi in cui i tabloid si occupavano del gossip relativo alla separazione dalla prima moglie, la pop star Cheryl: «Ho commesso degli errori, ma la stampa inglese ce l’aveva con me».

“Cashley” Cole

Nel 2006 il trasferimento di Cole dall’Arsenal al Chelsea fece scalpore e fu oggetto di un’inchiesta della Football Association. Cole aveva incontrato clandestinamente i dirigenti del Chelsea (e anche il tecnico José Mourinho) quando ancora era sotto contratto con l’Arsenal, senza avvisare il club, e per questo ricevette una salata multa di 100mila sterline. Da colonna degli Invincibili Gunners (campioni da imbattuti nel 2004), Cole passò, a fronte di un corposo aumento di stipendio, ai rampanti Blues, allenati dallo Special One e foraggiati dai rubli di Roman Abramovich. Da quel momento, tra i tifosi dei Gunners divenne “Cashley” (da cash, cioè soldi). Quando tornò a giocare da avversario all’Emirates Stadium, gli sventolarono finte banconote da 20 sterline con la faccia di Cole al posto di quella della Regina, la scritta “Bank of Russia” al posto di Bank of England, e una curiosa immagine dell’iconico Nokia 6600 con il volto di Mourinho sullo schermo.

Panchina

Se tutto questo è il passato, il presente si chiama Cesena. Ma attenzione: il profilo da allenatore di Cole resta avvolto nel mistero perché non ha mai allenato. È un problema che riconosce lui stesso: «Ho voglia di misurarmi con una sfida da allenatore – ha spiegato a Neville e compagni – non so come sarò, è difficile dirlo perché quando sei il vice nessuno può dire se tu sia forte o meno. Mi piace allenare i giovani, capire i loro bisogni e presentare loro degli scenari in cui sono loro i protagonisti, non io. Psicologicamente, dovrò trovare il modo di guidare la squadra: quando ero calciatore non parlavo molto nello spogliatoio, da allenatore cambia tutto». Mister Cole. Sorry, gaffer Cole.

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