Chi lo conosce bene non è certo rimasto sorpreso dal titolo della tesi scelto da Alessandro Diamanti per uscire da Coverciano con il patentino Uefa Pro sottobraccio. “Sana follia” è una specie di ossimoro che descrive perfettamente l’allenatore ma anche l’uomo, un po’ come se Marco Giampaolo si fosse presentato con un volume intitolato “Possesso palla” o se Fabrizio Castori avesse scelto un più incisivo e battagliero “Provocazione chiama ribellione”. Diamanti ha probabilmente scritto un record, trovando lavoro nel giorno della laurea, e per una settimana potrà rilassarsi in quella che è stata la sua seconda casa dal 2019 a oggi, la lontanissima Australia. Dall’altra parte del pianeta ha giocato, insegnato, esultato, allenato e imparato l’inglese, facendosi apprezzare dagli uomini del City Group che controllano anche il Melbourne City, non a caso “vestito” come il più famoso dei City, quello con sede a Manchester, la città dove “Alino” è stato per alcune settimane proprio per studiare l’allenatore più vincente e famoso della holding britannica: Pep Guardiola. E, quando rientrò in Italia per disputare il Torneo di Viareggio con l’Under 23 del Melbourne City, ai colleghi del Tirreno spiegò: «Io non ho un modulo fisso, anche se il 4-3-3 è una sorta di base sulle indicazioni di Guardiola, che è il nostro mentore. Ma la chiave non è cosa proponi, ma come la proponi».
Cesena, nel calcio di Diamanti: viaggio dentro la “Sana follia”
La tattica non va più di moda
Diamanti non è un allenatore e neppure un uomo legato ai numeri o alle formule, come spiegò subito dopo: «A me i numeri piacciono poco. La tattica per me è finita, contano i principi di gioco. Se schieri un terzino 15 metri più avanti, ecco che hai già cambiato la squadra. Io voglio qualità e personalità, quella che è mancata negli ultimi 10 anni nel calcio in Italia. Voglio gente che pensa e che fa la giocata, non semplici soldatini».
E ancora: «Il talento esiste, c’è ancora, non è scomparso. Chiediamoci se invece ci sono ancora gli allenatori o le persone disposti ad investire tempo per curare quel talento, perchè la chiave è tutta qui».
Tornando alla sua filosofia, in un’altra intervista rilasciata al portale Mondo Primavera, il nuovo allenatore del Cesena ha passato in rassegna alcuni punti, che probabilmente ripeterà anche nel giorno del suo insediamento ufficiale in Romagna: «Il mio motto è se vuoi, puoi». Vengo dalla filosofia City, dove i ragazzi sono abituati a giocare a calcio, ma per me quello non basta. Per arrivare in alto servono anche concentrazione, mentalità e motivazione».
Disciplina e crescita
Continua il futuro tecnico bianconero: «Grazie a questa filosofia, ho imparato che va sempre lasciata libertà di espressione in ambito lavorativo, seguendo parole chiave come disciplina e crescita. Ho scelto di diventare allenatore proprio per insegnare ed esaltare questi concetti».
Sempre al Tirreno, qualche mese fa, Diamanti ha raccontato un altro retroscena interessante: «Quando al Melbourne mi arrivò il primo contratto da allenatore delle giovanili, redatto dal City Group, c’erano 100 clausole, ma non ce n’era mezza sulla necessità di vincere le partite. Perchè, a livello giovanile, conta tutto tranne i risultati».
Ben diversa sarà la musica in Romagna, dove “Alino” inaugurerà la propria avventura da allenatore professionista di una prima squadra. Lo farà senza scendere a compromessi e senza snaturarsi, con il suo legame indissolubile con la famiglia, le sue passioni (tipo collezionare occhiali da sole), Instagram e tanto altro. «E’ un trascinatore totale», sostiene chi lo conosce bene. Il Cesena dovrà fare tesoro dei gravi errori commessi nei due mesi con Cole. La presenza di uno staff tecnico di fiducia e di un direttore sportivo saranno fondamentali per dare un supporto a Diamanti e alla sua Sana follia».
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