Uno dei migliori amici di Alessandro Diamanti ha indossato per due anni la maglia del Cesena. Oggi vive a Prato, proprio nella città dove è nato Alino, del quale è stato compagno dal 2002 al 2004 e dal 2006 al 2007, in due diverse esperienze condivise sul prato del glorioso Lungobisenzio con la maglia dei lanieri. Alessandro Lamonica oggi fa il consulente finanziario, ma 20 anni fa è stato uno dei punti di riferimento di un giovanissimo Diamanti, proprio nei primi anni di carriera del nuovo allenatore del Cavalluccio.
Cesena, Lamonica: «Diamanti ha la personalità per affrontare questa avventura»
Lamonica, come vi siete conosciuti e come siete diventati amici?
«Dopo l’esperienza al Cesena, quando sono tornato a Prato, il presidente Toccafondi, durante il ritiro, mi chiama e mi dice: “Ale, dal Fucecchio è tornato un ragazzo che ha delle qualità incredibili. Te lo affido perchè deve crescere sotto alla tua ala, pensaci tu”. Finiamo subito in camera insieme e diventiamo velocemente amici, perchè legare con Alino era davvero facile. Era ed è tuttora un ragazzo splendido».
Guardandolo da vicino, da cosa rimase colpito?
«Dalla sua grandissima personalità. Aveva 19 anni, ma sembrava già un leader. A livello tecnico, invece, era impossibile non innamorarsi del suo piede sinistro, semplicemente illegale a quei livelli. Dentro la sua testa Alino sapeva già che avrebbe voluto fare il calciatore, ma doveva solo abbinare la qualità, che era davvero infinita, alla quantità, che invece era ancora da esplorare. Per arrivare in alto gli serviva solo cambiare mentalità, cosa che è accaduta velocemente».
E’ vero che lei è stato autista, e non solo compagno, di Diamanti?
«Sì (sorride, ndr). All’inizio Alino non aveva la patente e io lo andavo a prendere a casa, perchè era di strada per andare al campo. Io sono sempre stato maniacale sugli orari, quindi non volevo cambiare le mie abitudini. L’appuntamento che gli davo era sempre lo stesso: ti passo a prendere alle 13.30, cerca di essere puntuale. All’inizio non lo era quasi mai e lo lasciavo a piedi, ma questa lezione gli è decisamente servita perchè poi non ha mai più sgarrato. E, quando tornò a Prato, mi disse: “Ale, tu eri un vecchio, però mi hai davvero aiutato”. Provavo a fare il duro, ma non riuscivo a non ridere».
In campo come andò?
«Nella prima stagione in C1 giocò poco e poi passò alla Fiorentina a metà campionato. Ricordo bene una partita sul campo dello Spezia, quando Alino entrò nel finale, ma a 5 minuti dal 90’ Esposito lo tolse, perchè non era proprio riuscito a entrare in partita. A fine gara, negli spogliatoi, lo presi da parte e lo fissai. Lui non la prese bene e mi disse: “Perchè mi guardi così?”. E io gli risposi: “Ti sembra normale quello che hai fatto?” Non era entrato bene, ma anche quella lezione gli servì, perchè poi prese il volo.
L’anno migliore lo avete vissuto nel 2006-2007 in C2 con un certo Pierpaolo Bisoli in panchina.
«Fece 14 gol e ci salvò ai play-out, segnando un gol da centrocampo contro il Montevarchi. Fu la stagione chiave del suo percorso, con Bisoli che lo caricava e lo bastonava. Alino vinceva le partite da solo e con Bisoli ha trovato il suo primo padre calcistico. L’anno dopo va a Livorno e, durante il ritiro a Fanano, lo affrontiamo da avversario. In quel Livorno c’era David Balleri, con il quale avevo giocato anni prima. A un certo punto mi prende da parte e mi fa: “Ale, ma che c... di giocatore ci avete dato? Io uno così forte non lo avevo mai visto...”. In effetti era davvero di un altro pianeta».
Lei è ancora legatissimo alla Romagna e al Cesena. Quando ha saputo che Diamanti sarebbe stato scelto dal club bianconero per allenare, cosa ha pensato?
«Mi sono emozionato. Per me è come se, sulla panchina del Cesena, ci andasse mio fratello. Sono contentissimo per Alino, perchè so quanto ci tiene. Oggi ha la stessa voglia di diventare allenatore che aveva di diventare calciatore quando giocava a Prato con me e Bisoli. Il primo Diamanti poteva sembrare un po’ sbruffone, ora lo vedo invece più inquadrato. L’ho sentito durante il suo percorso a Coverciano e non vedeva l’ora di cominciare».
Il Cesena ha lanciato tanti allenatori debuttanti, ma l’ultimo esperimento è fallito.
«Alino non va ad allenare in un posto qualunque. Penso che Cesena sia il posto migliore che possa capitare a un giocatore o ad un allenatore emergente. Alino ha la personalità per affrontare questa avventura. Gli auguro con tutto il cuore di partire bene. Se Cesena si innamora di una persona come Diamanti, allora nasce un mix micidiale, una miscela esplosiva. Cesena ti può trascinare, ma anche lui può trascinare Cesena. Da quando lo conosco, non ha mai avuto paura di nulla nella sua vita e sono sicuro che non avrà paura nemmeno questa volta».