A Mignani, dentro a una crisi di risultati partita... da dietro, alla vigilia di Modena era stato chiesto di riequilibrare il Cesena. Prima di sabato, i bianconeri avevano raccolto un punto in 5 partite con 14 gol incassati contro Entella (3), Venezia (4), Spezia (3), Empoli (1) e Monza (3). Ciò che l’area tecnica voleva vedere, dopo la disfatta di martedì, è stato fatto: al Braglia c’è stata una partita senza reti al passivo, che si era vista solo una volta nelle 14 gare precedenti, in occasione del 2-0 interno con il Pescara. Questa deve essere la base su cui provare a costruire qualcosa e da cui Mignani dovrà ripartire, perché per Fusco e Di Taranto la panchina, che da martedì sera traballava in modo evidente, è ora di nuovo salda. Resta da capire se lo stesso pensiero lo abbia la proprietà: in settimana dagli Usa era arrivata la richiesta di una reazione immediata e forte in quanto i play-off sono l’obiettivo da raggiungere senza meno e la strada maestra deve essere ritrovata subito. La prova di Modena, vista dall’area tecnica come il primo passo verso la rinascita, sembra non avere del tutto rasserenato la proprietà. Ma se si vogliono i play-off serve una visione comune, chiara e priva di ambiguità.
Cesena, la proprietà Usa non ha ancora sciolto le riserve su Mignani
Il futuro prossimo
Mignani resta quindi sotto esame, con la proprietà che continua a valutare da remoto la sua posizione, e il menù che attende il suo Cesena nell’immediato è complesso: Frosinone e Catanzaro in casa con in mezzo il turno infrasettimanale di Mantova. Lo 0-0 brutto e cattivo del Braglia ha suturato la ferita dovuta alla dura contestazione post-Monza, ma ora va recuperato il tempo perduto. Per farlo servono il gioco, sabato sterile e inoffensivo come non mai, la spensieratezza e il coraggio.
Porta chiusa
In un derby noioso e condizionato dalla paura (anche del Modena), il Cesena è quantomeno riuscito a modificare il proprio piano partita e a sigillare la porta. Non era mai capitato, in questa stagione, che la squadra di Mignani chiudesse una partita senza mai andare in palla-gol: l’unico tiro nello specchio è stato un “retropassaggio” di Cerri nel primo tempo, mentre nel secondo tempo i bianconeri non hanno mai inquadrato la porta, calciando una volta sola con lo stesso Cerri, al netto di un rimpallo su Vrioni che avrebbe potuto beffare il portiere del Modena.
Rovesciando il campo, però, da quando il Cesena è andato in crisi, non era mai capitato che la squadra concedesse così poco: con la palla in movimento il Modena non è mai entrato in area in modo pericoloso, mentre gli unici due brividi sono arrivati su punizione (colpo di testa di Pedro Mendes parato da Klinsmann) e con un tiro da fuori di Gerli, schiantatosi contro il palo.
Nel primo clean sheet esterno del 2026 hanno finalmente brillato i difensori: Ciofi è riuscito a scacciare le paure del primo tempo giocando una ripresa più che positiva, Zaro ha respinto i fischi del Braglia, oltre agli invisibili De Luca e Gliozzi, e Piacentini è stato il più continuo.
Il problema del gol
Lo 0-0 del Braglia ha ripristinato una fase difensiva degna di una squadra che resta nel perimetro dei play-off e che avrebbe dovuto interpretare in questo modo anche altre partite (Avellino e Chiavari su tutte), ma naturalmente non ha risolto in alcun modo alcuni difetti ormai cronici che riguardano la metà campo offensiva. Nell’ultimo mese senza vittorie, quello da 2 punti in 6 partite, il Cavalluccio ha segnato 2 gol in 90 minuti solo contro lo Spezia in una partita incredibilmente persa. Per il resto sono arrivate appena 3 reti, di cui solo una (Shpendi a Empoli) utile ai fini del risultato e della classifica. Per tornare a vincere e per restare tra le prime 8 fino in fondo serve altro.
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