Cesena, Filippo Rinaldi dall’aggressione di Liman Shpendi alle parate in serie A in Napoli-Parma

Sono passati 739 giorni da quel 7 gennaio 2024. Era un freddo e buio sabato, il Manuzzi avvolto da una leggera nebbiolina che non faceva presagire nulla di buono. Il Cesena aveva appena battuto 1-0 l’Olbia (gol di Corazza). Un’abitudine ormai in quella stagione vincere tra le mura amiche ma... dopo il triplice fischio succede l’incredibile. Liman Shpendi, il padre dei gemelli, Cristian e Stitven, scavalca la barriera della tribuna e inizia una corsa in direzione di Filippo Rinaldi. L’allora portiere dell’Olbia si era reso protagonista, durante la partita, di uno scontro di gioco con Cristian (che uscirà dal campo sanguinante). Liman, guarda solo il portiere, continua a correre, arriva fino alla lunetta di centrocampo, raggiunge Rinaldi e tenta di colpirlo con un gancio. Il ragazzo è incredulo, perde l’equilibrio e cerca di proteggersi, “parando” il pugno. Un gesto inqualificabile che costerà al padre dei gemelli tre anni di daspo (poi ridotti a due). “Chiedo scusa a tutti”, dirà in seguito Liman.

Rinaldi in Serie A

Ieri sera, Filippo Rinaldi si è reso protagonista, questa volta, nel corso dei novanta minuti di partita, parando di tutto: prestazione sontuosa contro il Napoli (0-0), al debutto assoluto in serie A con la maglia del Parma (“Neanche nei miei sogni più belli pensavo di conoscere questi livelli”, dirà dopo la partita). Il classe 2002 è stato un vero e proprio artefice del pareggio, che per la squadra di Cuesta vale come una vittoria in chiave salvezza. Tanti gli interventi del ragazzo di Montecchio Emilia: nel giro di dieci minuti si salva, prima, con un colpo di reni sull’incornata di Buongiorno, poi, respingendo un insidioso tiro di Hojlund. Al tramonto della partita non si fa mancare neanche la parata su McTominay, conclusione piuttosto centrale che blocca in due tempi. L’ultimo rinvio della partita, prima del fischio finale, è suo: Dazn con la camera larga inquadra il numero 66, la Curva del Napoli sullo sfondo. Dopo i 90 minuti i compagni vanno tutti da lui, sorridono, lo abbracciano, gli scompigliano i capelli: è lui l’eroe della partita.

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