Cesena, Ciofi a tutto campo: “Mignani persona limpida, Fusco eccezionale, Cole ha energia e umiltà”

Con 10 anni di ritardo, Andrea Ciofi e Ashley Cole si sono ritrovati nello stesso spogliatoio. Se il 27 gennaio 2016 l’attuale allenatore del Cesena non avesse risolto il proprio contratto con la Roma per trasferirsi a Los Angeles, sarebbe stato compagno per qualche allenamento del difensore bianconero, che proprio durante la stagione 2015-2016 aveva cominciato ad affacciarsi in prima squadra. Dopo essersi soltanto sfiorati sul campo numero 1 di Trigoria, oggi Ciofi e Cole sono due pilastri del Cesena a Villa Silvia: uno da capitano, l’altro da allenatore. E tocca proprio al capitano raccontare meglio l’allenatore.

Ciofi, da due settimane Cole è il suo nuovo tecnico. Può raccontarlo?

«Le due cose che mi hanno colpito più di lui sono la sua energia e la sua umiltà, soprattutto pensando a chi è stato in passato da calciatore. Poi ci sono altri aspetti: il suo modo di mettersi in gioco in una realtà che non conosceva, ma soprattutto il suo modo di parlare e di ascoltarci. Durante gli allenamenti è un tecnico affamato e coinvolgente, con una gran voglia di esprimere e sviluppare le sue idee e il suo gioco. Vedere un grande campione del passato che si mette a disposizione della squadra con questa umiltà è una lezione per tutti, anche perché vuole sempre sapere il parere dei calciatori».

Lei se lo ricordava ai tempi della Roma?

«Certo, il nome di Cole 10 anni fa era pesante. L’altro giorno, scherzando, ne abbiamo parlato e qualcosa gli chiederò anche nelle prossime settimane. Non fu un’avventura molto fortunata, ma direi che basta ciò che ha fatto prima...».

Una settimana fa, dopo il successo contro il Catanzaro, lei ha deciso di raccogliere la squadra a centrocampo. Cosa rappresentava quel gesto e cosa ha detto ai suoi compagni in quel momento?

«Mi è venuto spontaneo creare un cerchio in mezzo al campo dopo una partita emozionante e dopo due mesi difficili. L’ho voluto fare perché volevo riunire la squadra in un momento così importante. Il concetto era uno: adesso che abbiamo vinto, non ci dobbiamo fermare. Questo gruppo è eccezionale ed è stato la nostra certezza dentro a un paio di mesi molto complicati. La vittoria contro il Catanzaro è stata la vittoria di tutti. Nei momenti difficili se ne dicono tante, ma vi garantisco che questo gruppo è speciale e non si è mai sfaldato. Visto che non siamo mai usciti dai play-off, riuscire a giocarli sarebbe il giusto premio per il nostro lavoro».

In sala stampa, dopo la vittoria contro i calabresi, Cole ha dichiarato che lei è un leader di questo gruppo. Cosa ha provato quando ha sentito queste parole?

«Me le hanno riportate e così le ho ascoltate in video. E’ stata una forte emozione, perché queste parole le ha pronunciate una persona importante. E’ un altro bel ricordo che mi terrò stretto di questa esperienza».

Sia sincero: quando la società ha scelto di affidarsi a Cole dopo l’esonero di Mignani, cosa ha pensato? E soprattutto cosa ha pensato quando il nuovo allenatore ha scelto di presentare una squadra completamente rivoluzionata a Mantova?

«Sono stati due giorni molto frenetici e particolari, inutile nasconderlo. Ma quando ho saputo il nome, ha prevalso la grande curiosità di conoscerlo e di conoscere le sue idee. Quanto alle novità, venivamo da un anno e mezzo con Mignani e, dopo l’esonero, mi aspettavo questo cambiamento».

Quali sono le richieste diverse di Cole?

«A Cole piace un calcio offensivo e con tanto possesso palla. Qualsiasi giocatore è contento di tenere la palla, ma naturalmente c’è da lavorare, perché non viene tutto naturale. Tra Mantova e Catanzaro si sono viste delle differenze, dopo la partita scioccante del Martelli. I concetti stanno arrivando e il calendario ci ha dato un assist».

L’esonero di Mignani è arrivato in un momento inaspettato, anche perché il gruppo era molto legato al tecnico.

«Il ricordo che avrò, soprattutto della persona, è il suo modo di essere: sempre limpido e corretto. Poi c’è la fiducia che mi ha dato fin dalla prima estate, quando ero un’incognita, visto che non avevo mai giocato in B. E invece lui non ha avuto paura di mandarmi in campo all’intervallo con la Carrarese ed è stato il primo allenatore che mi ha fatto capitano a Cesena. L’ho ringraziato 100 volte, ora sono diventate 101».

Nel frattempo avete “perso” anche Fusco.

«Ci tengo a ringraziarlo. In questo mio primo anno da capitano mi ha aiutato e dato consigli preziosi fin dal ritiro. Il direttore è stato eccezionale dentro e fuori dal campo e questo lo pensano tutti i miei compagni, non solo io».

Torniamo a Cole. Dal punto di vista tattico, al di là del modulo e dei numeri, quali sono le nuove richieste?

«Avere personalità e il coraggio di volere e di tenere il pallone. I centrocampisti devono giocare più vicini, mentre i terzini devono entrare in campo e partecipare maggiormente all’azione. Nella parte finale, invece, ci concede più libertà».

Prima delle sfide contro Mantova e Catanzaro, ricorda le sue ultime due partite da terzino in una difesa a quattro?

«Sì, 4 anni fa nei play-off contro il Monopoli. Con Viali impostavo da braccetto di destra, perché si alzava il terzino sinistro e si apriva la mezzala sul mio lato di campo. Cole, invece, cerca di isolare i tre davanti e, come ho già detto, il terzino deve stare maggiormente dentro al campo. Io mi sono sempre sentito un braccetto, ma la richiesta di Cole è diversa e mi incuriosisce molto».

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