La storia del calciomercato del Cesena è da sempre la storia dei suoi giovani usciti dal vivaio, un vero e proprio “calciatorificio”, dove si costruiscono e si lanciano giovani talenti nel grande calcio.
La fruttuosa vendita di Tommaso Berti alla Cremonese è solo l’ultimo capitolo, ma anche la seconda del rinato Cesena Fc dopo quella di Stiven Shpendi all’Empoli di tre anni fa.
Ad eccezione dell’eterna bandiera Giampiero Ceccarelli, tutti i migliori prodotti del settore giovanile hanno lasciato la casa madre, chi troppo presto e chi nel pieno della maturità. Molti hanno rimpinguato le casse societarie, alcuni sono stati venduti persino due volte. Altri invece sono stati svenduti, “scippati” o se ne sono andati a parametro zero. Il primo cesenate ad essere ceduto a una formazione di Serie A fu nel 1946 Iro Bonci, trasferitosi al Modena. Ad Osvaldo Riva va il primato del clamoroso salto di quattro categorie, dal Cesena in Serie D alla Spal in Serie A nel 1960. A livello professionistico il primo grande affare di mercato fu nel 1975 con Maurizio Orlandi che, per 600 milioni di lire più la comproprietà di Sauro Petrini, fu venduto alla Sampdoria e diventò in quell’estate la più onerosa cessione a livello italiano, dopo Savoldi al Napoli e Boni alla Roma.
Vendite miliardarie
Gli anni d’oro per il mercato bianconero furono gli Ottanta, quando Edmeo Lugaresi riuscì a piazzare a cifre miliardarie i gioielli più preziosi: Alessandro Bianchi all’Inter, Ruggiero Rizzitelli alla Roma, Sebastiano Rossi al Milan e Massimo Agostini alla Roma. Quest’ultimo poi tornò a casa, per essere rivalorizzato e venduto una seconda volta al Milan. Un autentico capolavoro. In seguito furono ceduti sempre a grossi club anche Massimo Ambrosini al Milan ed Emanuele Giaccherini alla Juventus. Ma anche grazie a Nicola Pozzi, Mattia Graffiedi, Gianluca Zanetti e Carlo Teodorani al Milan entrarono molti soldi, tanto più guadagnati se si pensa che nessuno di loro esordirà in rossonero. Realizzare questi affari è oggi quasi impossibile per una società come il Cesena, considerato che nel mercato di un anno fa praticamente nessun club cadetto era riuscito a vendere un suo giocatore in Serie A. Guardando al passato, già prima di Berti, i bianconeri avevano ceduto i giocatori più promettenti in serie B, come ad esempio Marco Bernacci al Mantova, Nicola Campedelli e Samuele Olivi alla Salernitana, Gianni Comandini, Juri Tamburini e Davide Biondini al Vicenza. In seconda serie, ma nella Championship inglese, fu venduto Milan Djuric al Bristol City.
Cessioni infruttuose
Ci sono però anche i casi di ragazzi cresciuti a Villa Silvia che hanno fruttato poco o nulla alle casse societarie. Rimanendo all’estero, nel 2013 Denis Tonucci lasciò Cesena a parametro zero tra le ire del presidente Giorgio Lugaresi. Nessun euro in tasca neppure per giocatori persi con il fallimento del 2018 che azzerò il vivaio: l’Inter si prese Cesare Casadei mentre il Bologna riuscì a garantirsi Antonio Raimondo, solo per citare due esempi. L’anno prima, in difficoltà finanziarie, il Cesena aveva ceduto prematuramente all’Atalanta il diciassettenne Marco Carnesecchi. Infine Lorenzo Minotti, la cui cessione è tra quelle che resero meno in rapporto al valore poi dimostrato dal ragazzo. Chiuso da Davor Jozic, fu prima ceduto in prestito poi a titolo definitivo al Parma.
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