Bisoli, il leader ritrovato del Cesena: “Diamanti e mio padre sono uguali, sono due folli sempre carichi”

Un anno fa, a un certo punto della stagione, Dimitri Bisoli non riusciva neppure ad alzarsi dal letto per colpa di uno “spillo” che gli procurava un dolore quasi insopportabile. La pubalgia aveva cominciato a manifestarsi proprio all’inizio dell’autunno ed è stata una inseparabile compagna di viaggio per gran parte della stagione. Oggi, per fortuna, è tutta un’altra storia: il figlio d’arte sta bene, corre più di tutti e trascina il centrocampo del Cesena per la gioia del suo nuovo allenatore.

Bisoli, se ripensa a un anno fa, qual è il primo flash che le viene in mente oggi?

«Ero partito bene e stavo bene, ma dopo la 2a giornata ho cominciato a sentire questo fastidio. Mai pensavo che si sarebbe trattato di un nemico così subdolo, che mi ha accompagnato fino alla fine della stagione. Ma anche a giugno e in ritiro non ero al top e avevo fastidio. Diciamo che ho cominciato a stare un po’ meglio da agosto e adesso mi sento davvero bene. Se mi vedete così oggi, il primo grazie va allo staff medico e ai preparatori. Con loro sono stato davvero pesante...».

Un anno con la pubalgia le ha fatto più male fisicamente o mentalmente?

«All’inizio più fisicamente, perché non riuscivo neppure a dormire la notte quando stavo steso per troppo tempo. Poi è diventato un dolore mentale. E, quando ti prende la testa, è anche peggio. Non mi sentivo me stesso, facevo una fatica tremenda e vedevo che non riuscivo a essere competitivo come avrei voluto. In più, tutto questo mi è capitato dopo aver vissuto 10 anni nello stesso posto, quindi avrebbe potuto destabilizzarmi ulteriormente. Ma per fortuna ero a Cesena, una seconda casa, dove mi sono sentito sempre coccolato e apprezzato. Per questo motivo sono stato doppiamente felice di ripartire quest’estate. Avevo voglia di rivedere tutti e di riscattarmi. A Cesena la voglia di fare bene è doppia: mio padre qua ha fatto la storia, mia moglie è di Gambettola. Non potevo deludere proprio io».

Oggi quanto si sente meglio?

«Oggi mi sento completamente diverso, un altro giocatore. E di questo devo ringraziare anche l’allenatore: mi ha dato fiducia e mi sta mettendo nelle migliori condizioni per riscattarmi dopo anno scorso».

Cosa ha pensato quando è stato scelto Diamanti?

«Inizialmente sono rimasto sorpreso, sapevo che allenava in Australia e sapevo del suo grande rapporto con mio padre. Lo conoscevo come calciatore, ma non come allenatore. Lo stupore ha subito lasciato spazio alla curiosità. A oggi, dopo due mesi e mezzo di lavoro, sono contento perché ha portato energia, entusiasmo ed idee. Le idee le hanno tutti, l’entusiasmo e l’energia non è scontato».

Guardando Diamanti da fuori, ricorda molto suo padre. E’ d’accordo?

«Sì, sono due folli. Due persone sempre accese, che vanno a tremila. Stare dietro a entrambi è veramente difficile perché hanno sempre energia, sono sempre carichi, non rallentano mai».

Durante l’estate lei ha mai pensato di lasciare Cesena? O comunque c’è stato il rischio che potesse andare via?

«No, innanzitutto per un motivo molto semplice: non ho ricevuto nessuna richiesta, quindi nessuno mi voleva. Ma, dopo la scorsa stagione, devo baciarmi i gomiti per essere ancora qua. Sono grato al Cesena e anche a chi mi ha preso lo scorso anno facendomi firmare un triennale: mi riferisco a Fusco, che sento ancora ed è stato determinante nei momenti più difficili».

Il Cesena di quest’anno cos’ha di diverso dal Cesena di un anno fa?

«Io mi sono trovato molto bene con Mignani ma anche con Cole e Capellini. Il gruppo dell’anno scorso è stato uno dei migliori della mia carriera, poi ci sono state tante dinamiche e all’ultima giornata abbiamo fallito, inutile nascondersi. Il gruppo di oggi mi ha stupito per la velocità con cui ha messo in pratica le idee dell’allenatore. Un gruppo che assorbe, ha voglia di migliorare e di sacrificarsi. Ho visto uno spirito di squadra splendido, a cominciare dalla prima gara in dieci contro la Sampdoria. Non mi aspettavo che una squadra così nuova e soprattutto così giovane potesse comportarsi in questo modo. Un merito va all’allenatore e uno a Ciofi: è il miglior capitano possibile, gli devo solo dire grazie».

Essere il più anziano della rosa, ma soprattutto l’unico over 30, per lei cosa significa?

«Significa che siamo davvero giovani (sorride, ndr). Scherzi a parte, i miei 32 anni me li sento tutti e percepisco la differenza generazionale verso gran parte del gruppo. Ma io cerco di imparare da loro, perché anche i ventenni ti offrono spunti per crescere e per migliorare. Dall’altra parte, io provo a mettere la mia esperienza al loro servizio. La loro spensieratezza e la loro brillantezza mi ha aiuta, io sono decisamente più pesante...».

Nelle prime 5 giornate avete sprecato tre grandi occasioni contro Sampdoria, Cremonese e Juve Stabia. Qual è la gara che le ha lasciato più amaro in bocca?

«Sceglierne una è difficile, perché io ho rimpianti in tutte e tre le partite. Avremmo meritato di più in tutte le quattro gare che non abbiamo vinto e, paradossalmente, un po’ di meno nell’unica partita in cui siamo usciti con i 3 punti. Per il tipo di prestazioni, comunque io sono contento».

Ha già distribuito due assist consecutivi a Shpendi, che aveva mandato in porta anche contro la Samp in occasione del palo. Quanti caffè le ha pagato?

«Al momento solo una bottiglietta d’acqua in autogrill. Sono contento per Cristian, è un ragazzo spettacolare. Uno che si mette a disposizione come ha fatto lui con l’Entella, con tutte quelle voci di mercato, merita di vivere quello che sta vivendo. Gli dico sempre: per le sue qualità e la sua fame, può migliorare ancora. Ma uno che segna 6 gol tirando 8 volte è un cecchino».

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