La data è scolpita nella roccia: 13 febbraio 2011. Poco più di 15 anni fa, al piano superiore, il Cesena incassò 3 gol in casa contro l’Udinese in una partita praticamente identica a quella disputata martedì contro il Monza. Quel giorno il Dino Manuzzi riservò gli unici applausi del pomeriggio, al momento della sostituzione, a un meraviglioso Totò Di Natale, autore di una doppietta, mentre ricoprì di fischi e anche di insulti il Cavalluccio e soprattutto il suo allenatore, al secolo Massimo Ficcadenti, pesantemente contestato anche nel corso della settimana successiva a Villa Silvia da un gruppo numeroso di tifosi.
A Cesena negli ultimi 20 anni solo Ficcadenti ha trasformato i fischi in applausi
Chi ce l’ha fatta: Ficcadenti
Il Cesena allenato da Ficcadenti veniva da un periodo difficilissimo e molto simile a quello di oggi: solo due vittorie conquistate proprio come oggi (contro Cagliari e Brescia) per un totale di 9 punti in 11 giornate, un paio in più di quelli ottenuti dalla squadra di Mignani negli ultimi due mesi. Pur finito da diverse settimane nell’occhio del ciclone, Ficcadenti venne confermato da Igor Campedelli anche dopo la disfatta contro l’Udinese e, nella domenica successiva, andò a giocarsi tutto in un derby emiliano-romagnolo in trasferta, proprio come accadrà domani sera a Michele Mignani. La partita di Parma terminò 2-2, con i bianconeri raggiunti allo scadere da un gol di Palladino dopo una sciagura difensiva di Dellafiore. Poi, dalla giornata successiva, la musica cambiò e Ficcadenti trasformò i fischi in ovazioni con un finale di stagione clamoroso, che consentì al Cavalluccio di festeggiare la salvezza addirittura con una giornata di anticipo.
E’ questo l’unico precedente a cui possono aggrapparsi il Cesena e soprattutto il tecnico Mignani. Per il resto, nel recente passato, non è mai capitato che un tecnico fischiato e contestato, ma anche sfiduciato e in grande difficoltà, sia riuscito a raddrizzare la barca e a salvare la propria panchina durante la tempesta. L’uomo di Genova, dunque, può aggrapparsi a quanto accaduto nel 2011 al collega di Fermo.
Chi non si è salvato: Modesto
Negli ultimi 20 anni è capitato altre volte di vedere allenatori bianconeri sulla graticola e contestati dalla piazza. L’ultimo caso ha appena compiuto 6 anni. «Ultimatum a Modesto? Vogliamo proseguire con lui anche l’anno prossimo, perché crediamo nel progetto», disse l’allora direttore generale Daniele Martini il 24 gennaio 2020 a margine della conferenza stampa di presentazione di Salvatore Caturano. Due giorni dopo il Cesena crollò al Nereo Rocco sotto i colpi della Triestina (4-1) e il tecnico calabrese venne esonerato. Al netto di risultati molto altalenanti e di un lungo passaggio a vuoto tra la fine dell’andata e (soprattutto) l’inizio del girone di ritorno, Modesto pagò anche il pessimo rapporto con i tifosi (ricordate la contestazione post Sambenedettese al Manuzzi?) e fu costretto a salutare dopo 23 giornate.
Chi non si è salvato: Camplone
Non andò molto meglio, all’alba della stagione 2017-2018, ad Andrea Camplone, che aveva lo stesso linguaggio del corpo che ha oggi Mignani dopo un mercato (estivo) che evidentemente non lo aveva convinto, a cominciare dalla tanto discussa cessione di Crimi. Nelle prime 6 giornate, il tecnico pescarese totalizzò 4 punti, perdendo ben 4 partite (di cui tre in modo netto contro Bari, Cittadella e Ascoli) e segnando solo 3 gol (contro l’Avellino): il 30 settembre la trasferta del Silvio Piola assomigliava a un’ultima spiaggia, ma il suo Cesena crollò sotto i colpi della Pro Vercelli, vittoriosa con un secco 5-2 che non lasciò scampo a Camplone, poi sostituito da Fabrizio Castori.
Chi non si è salvato: Drago
Nella stagione precedente era accaduta la stessa cosa a Massimo Drago, che il 29 ottobre 2016 scese al Matusa di Frosinone ormai sfiduciato dalla piazza ma anche dalla società dopo 11 giornate con appena 10 punti conquistati e solo una vittoria. In terra ciociara il destino di Drago era già segnato: il Cesena pareggiò provvisoriamente con Ciano, ma poi cadde al 72’ (tap in di Daniel Ciofani) e al termine della gara il tecnico calabrese saltò, prima di essere sostituito proprio da Camplone.
Chi non si è salvato: Castori
Anche l’avventura di Fabrizio Castori, nella sciagurata stagione 2007-2008, si chiuse in anticipo dopo un periodo difficile e un paio di ultimatum: all’uomo di Tolentino fu fatale il derby di Rimini del 10 novembre 2007, con il Cesena che era già precipitato senza riuscire a vincere neppure una partita. Al suo posto arrivò l’ineffabile Giovanni Vavassori, che ebbe ancora meno fortuna.
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