Il Mezzano decide di auto-punirsi e di chiudere le porte del proprio impianto per il finale di stagione. Dopo i gravi episodi avvenuti durante la sfida di Seconda Categoria (girone M) contro il Faventia, la società ravennate ha annunciato che le ultime tre partite casalinghe del campionato saranno disputate senza pubblico. Una decisione che va oltre al provvedimento della giustizia sportiva, con il giudice sportivo, l’avvocato Giacomo Valgimigli, che ha inflitto al Mezzano solo una multa di 50 euro perché «un proprio tifoso, posizionato dietro alla panchina, per tutta la durata della gara ha proferito al direttore di gara frasi offensive e ingiuriose».
Questa scelta è stata comunicata con una nota ufficiale della società, che parla apertamente di decisione «sofferta» maturata dopo mesi di tentativi per arginare comportamenti problematici da parte di una frangia del tifo locale. «Dopo un lungo percorso di sensibilizzazione e dopo aver messo in campo tutte le azioni rientranti nelle nostre limitate possibilità – scrive il club – la società Asd Mezzano comunica che le ultime tre giornate casalinghe del campionato saranno disputate a porte chiuse».
Il provvedimento nasce dai «reiterati comportamenti di una parte dei nostri sostenitori, che nulla hanno a che vedere con i valori dello sport e con il tifo sano». La dirigenza spiega di aver provato a mediare e a contenere la situazione, ma di non avere più gli strumenti per farlo. «L’Asd Mezzano e l’intera comunità non possono essere accostate a comportamenti incivili a causa di un numero limitato di soggetti – continua la dirigenza – e per non esserne ostaggio siamo costretti a questa decisione». Una scelta che la stessa società definisce «una sconfitta per lo sport e per la collettività locale», ma che ritiene inevitabile nelle condizioni attuali.
Il clima teso nasce da quanto accaduto sabato scorso durante lo scontro al vertice tra Mezzano e Faventia, terminato 2-0 per i padroni di casa. La società faentina ha denunciato pubblicamente il comportamento di un gruppo di circa quaranta tifosi locali che si fanno chiamare “Curva Duri”. Secondo il Faventia, «dalla fase di riscaldamento fino a fine partita i “Duri” non hanno fatto altro che rivolgere insulti e minacce, anche di matrice razzista, a giocatori, allenatori e tifosi ospiti».
La situazione sarebbe poi degenerata nel secondo tempo, quando alcuni ragazzi del settore giovanile del Faventia, presenti in tribuna con tamburo e bandiera, sarebbero stati presi di mira. «Scene da far west – scrive il club faentino –: una decina di questi bulli da branco ha affrontato i 15-16enni, sguainando cinture e cercando il contatto fisico, mentre attorno c’erano anche bambini più piccoli spaventati e in lacrime».
Il Faventia ha inoltre criticato l’assenza di un intervento delle forze dell’ordine, sostenendo che gli episodi siano avvenuti «sotto gli occhi della società ospitante». Una escalation di avvenimento che ha spinto al club ravennate di correre ai ripari con la misura più drastica, quella di chiudere il campo sportivo.